Più di 150 opere — dipinti, sculture, incisioni — rivelano al pubblico la stagione più visionaria dell’arte italiana tra Otto e Novecento. Alla Villa dei Capolavori, a Mamiano di Traversetolo
Francesco Paolo Michetti, La gioia di vivere, 1887, olio su tela. Collezione privata
Bellezza, mistero, ossessione. Una delle più grandi mostre mai dedicate al Simbolismo italiano apre alla Villa dei Capolavori. Più di 150 opere — dipinti, sculture, incisioni — rivelano al pubblico la stagione più visionaria dell’arte italiana tra Otto e Novecento: il Sogno, il Mito e l’Invisibile tradotti in linguaggio artistico.
La mostra “Il Simbolismo in Italia. Origini e sviluppi di una nuova estetica 1883-1915” è in programma fino al 28 giugno 2026 alla Villa dei Capolavori, sede della Fondazione Magnani-Rocca a Mamiano di Traversetolo (Parma), immersa nello splendore del Parco Romantico, appena restaurato. Un paysage d’âme vivente, dove il visitatore può prolungare l’esperienza simbolista tra piante esotiche, alberi monumentali e i celebri pavoni — non a caso emblema del movimento.
Oltre 140 capolavori per un viaggio nell’immaginario simbolista. Tra i capolavori assoluti esposti: Abisso verde di Sartorio, L’Amore nella vita di Pelizza da Volpedo, Semiramide di Saccaggi, e opere di Segantini, Previati, Galileo Chini e molti altri.
Le sale della Villa ospitano un percorso in sette sezioni che attraversa natura come organismo vivente, mito come esperienza perturbante, figura femminile come presenza ambivalente, paesaggio come spazio dell’interiorità.
Plinio Nomellini, Giovinezza vittoriosa, 1903, Collezione The Synergetic Group, Giampaolo Cagnin
Il simbolo non è mai solo un’immagine. Per Segantini è una visione panica della natura, per Sartorio un abisso di seduzione e morte, per Previati una luce che dissolve la materia. La mostra, curata da Francesco Parisi e Stefano Roffi, compie un’operazione critica necessaria: ricostruisce la mappa di un movimento che trasformò il sogno in linguaggio pittorico.
Arnold Bocklin, scudo, con testa di medusa, fine secolo XIX, gesso dipinto. Collezione privata
Le sale della Villa dei Capolavori si trasformano in giardini dell’invisibile, evocati dalle opere di Nomellini, Chini, Martini, Bistolfi, per ospitare visioni dipinte e scolpite tra Otto e Novecento — dalle figure femminili ambivalenti ai paesaggi dell’anima, dal mito antico alla grafica più raffinata. Il tutto affiancato dai saloni che ospitano i capolavori di Monet, Renoir, Cézanne, Dürer, Tiziano, Goya, Canova, Morandi, Burri appartenuti a Luigi Magnani.
Molte “creature del mito” abitano la mostra: sirene, sfingi, baccanti, eroine tragiche. Un’intera sezione è dedicata alla visione femminile tra veleno, desiderio e redenzione. Le opere provengono da prestigiose istituzioni e importanti collezioni private raramente accessibili.
Felice Carena, Ofelia, 1912, olio su tela, 62×200 cm, proprietà Alessandro Fogliato
Scheda
Titolo: Il Simbolismo in Italia
Dove: Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani-Rocca 4.
Quando: fino al 28 giugno 2026
Orari: mart. ven. 10-18, sab., dom. e festivi 10-19. Ingresso euro 15. Orari: mart-ven. 10-18, Sabato, Domenica e festivi 10-19. Ingr. euro 15
Info: tel. 0521 848327 / 848148, info@magnanirocca.it – www.magnanirocca.it


