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“Dopo Luca”. Roberto Brunelli riaccende il dibattito sul futuro della critica in Italia.

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Recensione di Stefano Perrini

“Dopo Luca”. Roberto Brunelli riaccende il dibattito sul futuro della critica in Italia.

Nel saggio “Dopo Luca. La critica d’arte italiana dopo Luca Beatrice”, Roberto Brunelli parte dalla scomparsa di Luca Beatrice per interrogarsi sul ruolo sempre più sfumato del critico d’arte: un mondo dove le stroncature sono sempre più rare e il timore di compromettere rapporti e carriere sembra aver preso il posto del coraggio di esprimere giudizi. Il suo saggio invita a tornare a una critica militante, capace di esporsi, discutere e persino sbagliare

Il nuovo libro di Roberto Brunelli, “Dopo Luca. La critica d’arte italiana dopo Luca Beatrice”, ha sorpreso un po’ tutti. Brunelli è, ormai da anni, un punto di riferimento per la generazione di artisti italiani nati negli anni Sessanta e consacrati nei Novanta. Al centro dei propri sforzi, distribuiti tra libri, conferenze, convegni o articoli, Brunelli ha sempre posto gli artisti e le opere. In maniera abbastanza improvvisa, in questo saggio, si concentra, invece, sulla teoria della critica d’arte. Ed in maniera improvvisa, nonché prematura, se n’è andato il 21 gennaio 2025 Luca Beatrice, critico, accademico e curatore che per quella generazione di artisti degli anni Novanta è stato un vero e proprio faro. Dal conseguente vuoto che si è creato sembra essere nata, quasi come un’urgenza, l’esigenza di scrivere questo libro.

Non si tratta di una biografia, né di una barbosa trattazione accademica, ma di un testo molto agile che cerca di scuoterci dall’ignavia culturale in cui stiamo finendo.

Partendo dalla figura di Luca Beatrice, critico che non ha mai avuto remore ad esporsi, dare giudizi ed essere “scomodo”, ma che ha anche saputo osservare, senza snobismi, la realtà a trecentosessanta gradi, Brunelli getta un sasso nelle acque stagnanti della critica d’arte e richiama tutti con passione ad un’autentica battaglia civile e culturale.

È cosa nota che la figura del critico d’arte, cioè chi deve spiegare perché una certa opera sia importante mentre un’altra, invece, non lo sia, stia sempre più sbiadendosi, in favore di quella del curatore d’arte, che deve sostanzialmente scegliere delle opere per allestire uno spazio, senza necessariamente esprimere dei giudizi, che, al più, sono limitati al contesto e non hanno mai un valore assoluto. Anche coloro i quali dovrebbero svolgere, ancora oggi, la funzione di critico, spesso si astengono dal prendere posizioni troppo nette.  Leggere una “stroncatura” è diventato un evento molto raro. Un po’ per quieto vivere, un po’ perché, per riecheggiare il celebre aforisma di Leo Longanesi, nel sistema dell’arte si conoscono un po’ tutti, è meglio non farsi dei nemici e non dispiacere a nessuno.

Quando, però, prendere posizione non costa nulla, soprattutto se non richiede particolari competenze o studi, ecco che tutti si cimentano nell’esercizio della critica, recensendo sul web ristoranti, film, alberghi, libri, e chi più ne ha più ne metta. In tali occasioni, i giudizi duri e sprezzanti si sprecano, tanto chi li emette non rischia nulla in proprio.

Ecco, si sente la mancanza di una critica che abbia autorevolezza, ma sia militante e torni a prendere posizione, magari compiendo errori, ma senza timori, né facendo sconti a chicchessia.

Il libro di Brunelli esce in un momento in cui gli artisti italiani sono stati esclusi dalla mostra principale della Biennale di Venezia e anche da Manifesta 16. Si sarebbe dovuto aprire un serio dibattito nazionale, per capire i problemi che ci sono e tentare di proporre delle soluzioni. La cosa ha fatto notizia lì per lì, ma non sembra togliere il sonno a nessuno. Però, è difficile credere che, in Italia, non ci siano più gli artisti bravi; è presumibile che il difetto stia altrove. Sicuramente, i sistemi di selezione sono parte della questione, e la critica d’arte dovrebbe esserne il presupposto.

Il libro di Brunelli giunge dunque in un momento assai opportuno, e pone una serie di questioni essenziali, sulle quali sarebbe ora di aprire delle discussioni franche. Anche perché, su molti aspetti toccati nel libro, si può e si deve non essere d’accordo con l’autore: il contradditorio è necessario, altrimenti verrebbero meno le premesse stesse che hanno spinto alla stesura del saggio. Ci si può porre in maniera dialettica anche nei confronti del metodo di Luca Beatrice e del suo lascito intellettuale, ma va fatto in maniera puntuale e con argomentazioni convincenti. Sarebbe grave, viceversa, fare finta di nulla e non considerare i contributi che vengono apportati attraverso questo testo.

Il timore è che l’accalorato richiamo di Brunelli a continuare a fare critica d’arte con passione civile rimanga inascoltato; la speranza è che i tanti professionisti ed appassionati che frequentano il mondo dell’arte leggano il libro e ne discutano.

STEFANO PERRINI Ingegnere, collezionista, connoisseur d’arte moderna e contemporanea, nonché esperto del mercato dell’arte, avendo conseguito nel 2015 il prestigioso Master biennale in Art Market Studies presso l’Università di Zurigo. Nel 2021 ha pubblicato “Guida al mercato dell’arte. Per investire consapevolmente” (Youcanprint)

ROBERTO BRUNELLI Forlivese, classe 1972, autore, critico d’arte e curatore, Roberto Brunelli è studioso dell’arte italiana degli anni Novanta, alla quale ha dedicato Anninovanta 1990–2015. Un percorso nell’arte italiana (Gli Ori, 2014). È coautore di Investire in arte e collezionismo e Chi colora Nanù? e collabora con riviste specializzate di arte e collezionismo. Ha curato mostre a Roma e Torino e tenuto conferenze presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Nel 2025 ha vinto il Premio Letterario Internazionale Città di Como, sezione Racconto – Tema Lago, con Quel che il lago sa.

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