Il maestro della fotografia italiana è scomparso oggi, 7 agosto, a Genova all’età di 94 anni. Nato nel 1930 a Santa Margherita Ligure, ha dedicato la sua lunga carriera al reportage, alla fotografia sociale, ambientale e d’architettura. Stabilitosi a Milano nel 1965, ha collaborato con testate italiane e internazionali, pubblicato oltre 260 libri e realizzato più di 360 mostre
Leica In Conversation Gianni Berengo Gardin, Roselena Ramistella ©EmanueleDiMare
Lutto nel panorama artistico e culturale nazionale e internazionale per la scomparsa di Gianni Berengo Gardin, deceduto oggi, giovedì 7 agosto, all’età di 94 anni a Genova.
Nato a Santa Margherita Ligure nel 1930, dopo aver trascorso periodi di vita a Roma, Venezia, Lugano e Parigi, si stabilì a Milano nel 1965, dando inizio alla sua carriera professionale. Da allora, si è dedicato alla fotografia di reportage, alla documentazione sociale, all’architettura e alla rappresentazione dell’ambiente. Ha collaborato con alcune tra le più autorevoli testate italiane e internazionali, tra cui Il Mondo, Domus, Epoca, L’Espresso, Le Figaro, Time e Stern. Ha pubblicato oltre 260 libri fotografici e allestito più di 360 mostre personali sia in Italia che all’estero.
Le sue prime fotografie furono pubblicate nel 1954 sul settimanale Il Mondo, allora diretto da Mario Pannunzio, con il quale lavorò fino al 1965. Tra il 1966 e il 1983, collaborò con il Touring Club Italiano, realizzando numerosi volumi dedicati all’Italia e all’Europa, oltre a lavorare per l’Istituto Geografico De Agostini e a produrre reportage e monografie aziendali per grandi industrie italiane come Olivetti, Alfa Romeo, Fiat, IBM e Italsider. Per circa trent’anni ha seguito e documentato le fasi di costruzione di progetti firmati da Renzo Piano.
Ha preso parte a importanti eventi internazionali come Photokina a Colonia, l’Expo di Montreal del 1967, l’Expo di Milano del 2015, la Biennale di Venezia, e la celebre mostra “The Italian Metamorphosis, 1943–1968” tenutasi al Guggenheim Museum di New York nel 1994.
Sul vaporetto, Venezia 1960© Gianni Berengo Gardin/Courtesy Fondazione Forma per la Fotografia Milano / Contrasto Roma
Con il sostegno del FAI, ha realizzato nel 2014 a Milano e nel 2015 a Venezia un intenso reportage-denuncia sul transito delle Grandi Navi da crociera nella laguna veneziana. Nel 2016, il PalaExpo di Roma gli ha dedicato una grande mostra retrospettiva, Vera fotografia. Reportage, immagini, incontri, che ha ripercorso la sua carriera attraverso oltre 250 immagini. Nel 2022 il MAXXI di Roma ha organizzato la retrospettiva L’occhio come mestiere, mentre nel 2023 è stata presentata la mostra Cose mai viste. Fotografie inedite, accompagnata da un catalogo omonimo.
Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui: il Prix Brassaï a Parigi (1990), il Leica Oskar Barnack Award ad Arles (1995), il Lucie Award alla carriera (2008) – assegnato in precedenza a nomi come Henri Cartier-Bresson, William Klein ed Elliott Erwitt – il Premio Kapuściński per il reportage (2014) e il Leica Hall of Fame Award (2017).
Le sue opere fanno parte delle collezioni di prestigiosi musei e istituzioni culturali, tra cui l’Istituto Centrale per la Grafica e il MAXXI di Roma, il MoMA di New York, la Bibliothèque Nationale e la Maison Européenne de la Photographie di Parigi, il Musée de l’Elysée di Losanna e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid.
Attualmente, fino al 28 settembre, la Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia ospita la mostra Gianni Berengo Gardin fotografa lo studio di Giorgio Morandi, curata da Alessandra Mauro. L’esposizione presenta 21 fotografie tra le più rappresentative, realizzate nel 1993, quando il fotografo fu incaricato di documentare gli spazi in cui aveva operato il grande pittore emiliano, in occasione dell’apertura del Museo Morandi presso Palazzo d’Accursio a Bologna.


