Al Mudec un viaggio nella storia dell’uomo attraverso l’obiettivo dei più grandi fotografi di sempre
La fotografia rappresenta un linguaggio che custodisce il mondo, conservando la memoria, rivelando le trasformazioni, restituendo ferite, rinascite, cambiamenti, speranze. Uno strumento capace di raccontare ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che possiamo diventare. È il linguaggio della contemporaneità e, insieme, la memoria visiva dell’umanità.
Da questa consapevolezza nasce la mostra fotografica “100 fotografie per ereditare il mondo”, che si configura come un percorso che invita a riflettere sull’eredità visiva e culturale che la fotografia ci ha trasmesso.
Nella selezione delle 100 fotografie ogni immagine è parte di un unico patrimonio collettivo. La scelta curatoriale definisce così un viaggio nella storia dell’uomo attraverso ciò, che la fotografia ha saputo vedere, custodire e trasformare.
Dorothea Lange, Migrant mother (1936)© Library of Congress, Prints &Photographs Division, FSA/OWI. Collection (LC-DIG-fsa-8b29516)
Strutturata in sei sezioni, la mostra attraversa due secoli di storia della fotografia, dalle prime sperimentazioni, fra cui la lanterna magica e i dagherrotipi, al passaggio nella modernità, quando la fotografia smette di essere semplice testimonianza del reale e diventa un territorio di invenzione grazie alle avanguardie del Novecento, con figure come Man Ray, Aleksandr Rod?enko, André Kertész, Henri Cartier-Bresson e Philippe Halsman, accanto alle ricerche poetiche di Mario Giacomelli e alle provocazioni concettuali di Joan Fontcuberta.
Da qui si sviluppa un racconto più ampio, in cui la fotografia diventa memoria, introspezione, metafora e sguardo sul futuro, con immagini che hanno segnato la storia contemporanea – tra cui le fotografie di Joel Meyerowitz a Ground Zero. Parallelamente, il percorso mette in luce come autori come Claude Cahun, Pierre Molinier e Robert Mapplethorpe abbiano invece trasformato la fotografia in un diario intimo, rendendo l’immagine un luogo di introspezione psicologica e simbolica.
Il linguaggio fotografico si apre poi alla dimensione evocativa, dove il reale viene reinventato attraverso finzione e allestimento, con le visioni di Newsha Tavakolian, Sandy Skoglund, Nancy Burson, David LaChapelle e Mat Collishaw.
Infine, gli autori contemporanei propongono nuovi immaginari del mondo del XXI secolo, affrontando in modo diretto e radicale i temi che definiscono il nostro tempo: la multiculturalità, le questioni di genere, le migrazioni, i conflitti civili, la crisi ambientale e i nuovi modelli di appartenenza. Le opere di Ebrahim Noroozi, Carlos Ayest, Guillaume Bression, Gohar Dashti, Alba Zari e Carlos Idun Tawiah restituiscono così un presente instabile e iperconnesso, dove reale e post-digitale si intrecciano per immaginare nuove possibilità.
Carol Guzy, Berlin Wall (1989)© Carol Guzy / The Washington Post / Getty Images
Scheda
Titolo: “100 fotografie per ereditare il mondo”
Dove: MUDEC – Museo delle Culture di Milano, Via Tortona, 56 – Milano
Quando: fino al 28 giugno 2026
Orari: Mar, Mer, Ven, Dom 9.30 ‐ 19.30, Gio, Sab 9.30-22.30. Ingr. euro 15, rid. euro 13
Info: Tel. 02/54917, info@mudec.it – www.mudec.it
NASA, Moon Landing (1969) – Courtesy NASA


