Nei giorni di Pasqua e Pasquetta, domenica 5 e lunedì 6 aprile, la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, il MAO Museo d’Arte Orientale e Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica saranno regolarmente aperti al pubblico dalle ore 10:00 alle ore 18:00 con speciali visite guidate.
Allestimento mostra NOTTI. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni, GAM Torino. Photo Perottino
Notti
Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni
fino al 12 aprile 2026
In occasione della “Terza Risonanza”, la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino presenta la mostra “Notti. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni” a cura di Fabio Cafagna ed Elena Volpato, che raccoglie circa cento opere provenienti da prestigiose istituzioni europee e dalle collezioni della GAM. Il percorso esplora la notte come spazio di sperimentazione tecnica, riflessione scientifica e introspezione poetica dall’inizio del XVII secolo fino alla contemporaneità. Ordinata tematicamente, in una sequenza tesa a rispettare nel suo percorso principale il susseguirsi cronologico delle diverse stagioni culturali, la mostra invita a una riflessione sul fascino del notturno come luogo dell’ambiguità, del mistero e della scoperta, in un dialogo costante tra razionalità e sentimento, scienza e visionarietà. Dalle ricerche seicentesche di Galileo e Maria Clara Eimmart in dialogo con opere di Johann Carl Loth, Giuseppe Antonio Petrini e Antonio Canova, fino alle visioni cosmiche contemporanee di Vija Celmins e Thomas Ruff.
Allestimento mostra Linda Fregni Nagler. Anger pleasure fear, GAM Torino. Photo Perottino
Linda Fregni Nagler
Anger Pleasure Fear
fino al 12 aprile 2026
La GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino ospita la prima mostra antologica in un’istituzione italiana dedicata a Linda Fregni Nagler, a cura di Cecilia Canziani. L’artista utilizza la fotografia come mezzo di riflessione sulla visione, sulla memoria e sulla materialità dell’immagine, intrecciando collezionismo, ricerca e narrazione. Nell’isolare e conservare frammenti del visibile, le immagini fotografiche raccontano la storia dello sguardo: testimoniano non solo ciò che mostrano, ma anche i diversi modi in cui, nel tempo, abbiamo osservato il mondo. Nella fotografia, presenza e assenza, visibile e invisibile si inseguono, rendendo ogni immagine un luogo di riflessione, memoria e immaginazione. In mostra opere realizzate in oltre vent’anni di lavoro, tra cui la grande installazione The Hidden Mother (2013) e la serie inedita Vater, dedicata al Mensur, duello rituale delle confraternite studentesche tedesche. Il percorso include anche Pour commander à l’air, ingrandimenti di fotografie tratte dalla cronaca, la serie Untitled, stampe da disegni ispirati a oggetti di lavoro e architetture, e Smokes, clouds, explosions, tratte dalla sua collezione di lastre per lanterna magica. Presenti anche opere degli esordii, come Non voglio uccidere nessuno.
Allestimento mostra Elisabetta Di Maggio. Frangibile, GAM Torino. Photo Perottino
Elisabetta di Maggio
Frangibile
fino al 12 aprile 2026
Allestita al primo piano della GAM, la mostra – a cura di Chiara Bertola e Fabio Cafagna – ripercorre la carriera di Elisabetta Di Maggio, presentando lavori storici e nuove produzioni create appositamente per gli spazi del museo. L’intaglio, carattere peculiare della pratica artistica di Di Maggio, è insieme un mezzo per esplorare il materiale, prendendosene cura, e un gesto violento, che lacera e non consente il ben che minimo ripensamento. Le sue opere – pareti di carta velina incisa, saponi scolpiti come mappe urbane, mosaici di cera e vetro, porcellane sottili, elementi vegetali, mandala di francobolli – mettono in crisi il confine tra astrazione e figurazione, tra naturale e artificiale. L’instabilità percettiva si accompagna a un’immersione sensoriale fatta di odori, suoni e contemplazione. Il percorso, articolato in sei stanze, esplora temi come le mappature, le trame cosmiche e vegetali, la memoria, la sacralità della natura e le simmetrie ipnotiche, trasmettendo lo stupore profondo dell’artista al cospetto dalla varietà delle forme organiche e artificiali.
Lothar Baumgarten
Culture Nature
fino al 12 aprile 2026
Negli spazi della Videoteca della GAM prende forma un omaggio a Lothar Baumgarten, artista scomparso nel 2018, noto per aver intrecciato la ricerca estetica con una profonda riflessione antropologica ed ecologica. Il percorso espositivo a cura di Chiara Bertola documenta la sua esperienza immersiva nel villaggio degli Yanomami, in Venezuela, dove visse per oltre un anno alla fine degli anni ’70. In questi scatti il paesaggio si fa racconto, la natura diventa linguaggio, memoria, costruzione visiva e simbolica. Le immagini non restituiscono semplicemente ciò che è stato visto, ma aprono prospettive inedite, lasciando emergere significati multipli, stratificati. Come in una celebre fotografia dell’artista, dove una scodella di latte con un frammento di gelatina verde evoca, in trasparenza, un’intera visione di paesaggio, le opere di Baumgarten mettono in discussione la separazione tra oggetto e rappresentazione, tra il visibile e il pensato.
Allestimento mostra Lothar Baumgarten. Culture Nature, GAM Torino. Photo Perottino
L’intruso
Davide Sgambaro
fino al 12 aprile 2026
L'”Intruso” è un artista o un curatore invitato in ogni Risonanza a dialogare con le mostre e con le collezioni della GAM. La sua “intrusione” è decisiva in ogni riallestimento delle collezioni e in quel rimettere in moto traiettorie interpretative o tranquillizzanti percorsi cronologici. L’artista invitato a ricoprire il ruolo di Intruso per questa Terza Risonanza è Davide Sgambaro. La sua ricerca si sviluppa in una tensione tra incanto e inquietudine: al primo impatto le sue opere mostrano un’estetica giocosa e colorata, con materiali e forme che richiamano immaginari ludici, vivaci e gesti poetici. Tuttavia, a uno sguardo più attento e riflessivo, gli oggetti, le abitudini e i gesti di una gioventù disincantata che si ritrovano nelle sue opere, permeati da un’atmosfera tragicomica, si trasformano in chiavi per indagare con delicatezza e stupore il trauma generazionale. Il progetto, a cura di Virginia Lupo, si sviluppa negli spazi interni della GAM e presenta due opere: la prima in un’area di passaggio al primo piano, mentre l’altra occupa la Sala del Riposo al secondo piano.
Installation view, TERZA RISONANZA, L’intruso. Davide Sgambaro, GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino, ph. Gianluca Minuto
Al MAO Museo d’Arte Orientale, Torino
Chiharu Shiota.
The Soul Trembles
fino al 28 giugno 2026
Fino al 28 giugno 2026, il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino ospita nei suoi spazi la mostra “Chiharu Shiota: The Soul Trembles”, a cura di Mami Kataoka, direttrice del Mori Art Museum e Davide Quadrio, direttore del MAO, con l’assistenza curatoriale di Anna Musini e Francesca Filisetti. Il progetto espositivo – ampio, articolato e di grande potenza espressiva – ripercorre l’intera produzione di Shiota attraverso disegni, fotografie, sculture, e alcune delle sue più celebri installazioni ambientali e monumentali. Spesso ispirate da esperienze personali, le opere di Chiharu Shiota esplorano l’intangibile – ricordi, emozioni, immagini e visioni oniriche, offrendo spazi di silenzio e contemplazione – e pongono interrogativi su concetti universali ed esistenziali quali l’identità, la relazione con l’altro, la vita e la morte; valicando i confini temporali e spaziali, i suoi lavori coinvolgono la parte più intima e vulnerabile dell’essere umano. Le sue installazioni più celebri, composte da fili rossi o neri intrecciati a creare strutture imponenti, avvolgono gli spazi in cui sono collocate, trasformandone i volumi e guidando lo spettatore in un’esperienza immersiva in cui la fascinazione si alterna all’inquietudine, il movimento alla stasi.
Installation view mostra “Chiharu Shiota: The Soul Trembles”, MAO Torino, ph Perottino
Declinazioni contemporanee #3
fino al 26 aprile 2026
Fino al 26 aprile 2026 il MAO presenta la terza edizione di “Declinazioni contemporanee”, programma di residenze d’artista e commissioni site-specific che utilizza l’arte contemporanea come strumento di interpretazione, rilettura e valorizzazione del patrimonio museale. Nella galleria Asia centro-meridionale e Regione Himalayana, i registi indiani Ritu Sarin e Tenzing Sonam presentano un’installazione sonora con video proiezione che offre un’inedita lettura dei manufatti del monastero tibetano di Densatil, in un allestimento rinnovato che dà voce alla scultura di Virūḍhaka, Re Guardiano del Sud. Nelle gallerie cinesi delle collezioni permanenti, l’artista coreana Sunmin Park presenta una video installazione con disegni inediti dedicati al rapporto tra ambiente naturale e azione umana. La commissione è realizzata in collaborazione con Artisti per Frescobaldi. Nel corridoio fra le gallerie Cina e Giappone, Francesco Simeti — già protagonista della prima edizione di “Declinazioni contemporanee” — crea un’installazione immersiva con carta da parati, tessuti e oggetti luminosi in vetro – questi ultimi realizzati in collaborazione con Wonderglass – offrendo una rilettura non convenzionale della storia della Via della Seta.
Installation view Declinazioni contemporanee, Museo d’Arte Orientale Torino, ph. Perottino
Zanabazar: The Wisdom of the Steppes
fino al 7 aprile 2026
Domenica 5 e lunedì 6 aprile ore 14:00 – Visita tematica Zanabazar. The Wisdom of the Steppe (Gallerie Asia meridionale e Sud-est asiatico e Asia centro-meridionale, Regione Himalayana)
Fino al 7 aprile 2026 il MAO Museo d’Arte Orientale, in collaborazione con la Galleria Borghese di Roma, presenta al pubblico per la prima volta in Europa due straordinarie opere del tulku Zanabazar. maestro spirituale e incredibile artista e innovatore del XVII secolo. Zanabazar è considerato il più grande scultore mongolo della sua epoca: a lui e ai membri della sua scuola si devono le maggiori opere realizzate in Mongolia in età moderna, fra cui una straordinaria Tara verde e un autoritratto-scultura in bronzo dello stesso Zanabazar in trono. Esposte dal 20 gennaio al 22 febbraio 2026 nel salone d’ingresso della Galleria Borghese di Roma, i due capolavori sono in mostra al MAO di Torino dal 27 febbraio al 7 aprile 2026 all’interno della sezione della collezione permanente dedicata all’Asia meridionale, centrale e alla regione himalayana, creando un dialogo con i manufatti provenienti dall’Himalaya, soprattutto dall’antico monastero di Densatil – in Tibet Centrale – a cui Zanabazar si ispirò per le sue creazioni scultoree e i suoi dipinti religiosi. Il progetto intende inoltre favorire uno scambio interculturale tra Italia e Mongolia, rafforzando il dialogo tra istituzioni nazionali e internazionali.
Installation view Zanabazar: The Wisdom of the Steppes, MAO Torino, ph. Perottino
Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica
Visite guidate: Sabato 4 aprile ore 15:30
Il Mistero Pasquale a Palazzo Madama Domenica 5 aprile ore 11:00 e lunedì 6 aprile ore 11:00 e 15:30 Scorci di storia: invito alla scoperta di Palazzo Madama
Vermeer. Donna in blu che legge una lettera
fino al 29 giugno 2026
Con l’esposizione della Donna in blu che legge una lettera di Vermeer, proveniente dal Rijksmuseum di Amsterdam e visibile a Palazzo Madama fino al 29 giugno 2026, prende avvio Incontro con il capolavoro, un nuovo ciclo espositivo dedicato ai grandi protagonisti della storia dell’arte antica e moderna. Per la prima volta Torino accoglie un dipinto di Vermeer: un’occasione straordinaria che offre al pubblico la possibilità di confrontarsi direttamente con uno dei vertici assoluti della pittura europea del Seicento.
Non semplici “prestiti eccellenti”, ma veri e propri progetti di approfondimento scientifico e culturale, costruiti come dispositivi narrativi capaci di generare conoscenza, stimolare il dialogo interdisciplinare e aprire nuove prospettive di lettura del patrimonio. L’esposizione propone una lettura di Vermeer e della sua opera non solo come maestro della luce e degli interni domestici, ma come autore di una autentica “pittura mentale”, esito di una rivoluzione ottica e concettuale che attraversa la cultura olandese del Seicento.
Installation view Vemeer. Donna in blu che legge una lettera, Palazzo Madama, Torino, ph. Perottino
MonumenTO Torino Capitale. La forma della memoria
fino al 7 settembre 2026
MonumenTO, Torino Capitale. La forma della memoria, progetto espositivo a cura Giovanni Carlo Federico Villa e Cristina Maritano in collaborazione con l’Amministrazione civica, nasce dall’incontro tra una necessità di rilettura critica e un’occasione concreta: la capillare campagna fotografica condotta da Giorgio Boschetti, che ha restituito ai monumenti torinesi una presenza nuova e inattesa. Attraverso immagini notturne di forte impatto, le statue emergono dal buio come figure isolate, sottratte al rumore urbano e restituite a uno sguardo ravvicinato, capace di coglierne espressioni, posture e tensioni formali. Un lavoro che non documenta soltanto, ma riattiva, trasformando la città in un vero e proprio Teatro della Memoria. La mostra indaga un secolo di statuaria commemorativa pubblica a Torino concentrandosi su oltre cinquanta gruppi scultorei e offrendo una lettura storico-critica, artistica, urbanistica e sociale delle scelte che hanno modellato il volto simbolico della città.
Installation view MonumenTO Torino Capitale. La forma della memoria, Palazzo Madama, Torino, ph. Perottino
Il castello ritrovato.
Palazzo Madama dall’età romana al medioevo
fino al 23 giugno 2026
Prima di essere la dimora delle Madame Reali, prima dei Savoia, prima dei preziosi interventi dell’architetto Filippo Juvarra, Palazzo Madama era un castello. Un castello con una storia millenaria, le cui origini affondano nell’età romana, quando qui sorgeva la maestosa Porta Decumana della colonia di Augusta Taurinorum. Questa storia dimenticata e misconosciuta torna a vivere nella mostra Il castello ritrovato. Palazzo Madama dall’età romana al medioevo, visitabile nella Corte Medievale di Palazzo Madama fino al 23 giugno 2026. Realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Bergamo, l’esposizione restituisce al pubblico l’aspetto originario di parti dell’edificio, troppo spesso identificato solo con le regine sabaude che gli diedero il nome.
Installation view Il castello ritrovato. Palazzo Madama dall’età romana al medioevo_ph Studio Gonella


