La nuova grande mostra, ospitata dai Musei civici Gian Giacomo Galletti in Palazzo San Francesco a Domodossola, con Rubens, Carracci e Guido Reni, passando per Pompeo Batoni e Canova, fino ai contemporanei Funi, Sironi, De Chirico e Magritte, evidenzia il costante riferimento, attraverso i secoli, ai modelli e ai valori formali e spirituali della classicità
Luca Giordano, Diana ferita, 1680 ca., Collezione privata
I tempi del Bello. Tra mondo classico, Guido Reni e Magritte è il titolo della mostra che i Musei civici “Gian Giacomo Galletti”inaugurano il 18 luglio 2024 al Museo di Palazzo San Francesco di Domodossola, ideata e curata da Antonio D’Amico, Stefano Papetti e Federico Troletti e realizzata dal Comune di Domodossola in partnership con il Museo Bagatti Valsecchi di Milano e la Fondazione Angela Paola Ruminelli, con il patrocinio della Regione Piemonte e con il fondamentale sostegno di Morgran Italia S.r.l., Findomo S.r.l., Ultravox S.r.l., Punta Est S.r.l..
Ludovico Carracci, San Sebastiano legato alla colonna, 1599, Pinacoteca della Fondazione “E. Pomarici Santomasi”, Gravina in Puglia
Leopardi individua il “Tempo de Bello” nella Grecia del V secolo a.C., quando artisti come Fidia, Mirone e Policleto interpretavano il concetto di bellezza come frutto di un equilibrio di valori estetici ed etici, espresso dal termine kalokagathìa. All’interno della suggestiva cornice di Palazzo San Francesco, le oltre quaranta opere, tra dipinti e sculture in marmo e bronzo, provenienti da importanti musei italiani e prestigiose collezioni private, raccontano i vari “Tempi del Bello”, ovvero la ricerca, sulla scorta dei modelli classici, di un connubio di bellezza formale e valori spirituali, che attraversa la storia dell’arte, adattandosi alle esigenze culturali di ogni epoca.
Tra i grandi protagonisti della mostra di Domodossola, che torna a produrre e proporre al grande pubblico un percorso di ricerca e studio trasversale tra i secoli, si potrà ammirare il “divino” Guido Reni, che nell’arte europea del Seicento rappresenta il paladino della classicità, in contrapposizione alla teatralità dell’arte barocca e al naturalismo caravaggesco..
Guido Reni, Annunciazione, 1626 ca., Pinacoteca Civica, Ascoli Piceno
Nessun artista è insensibile al fascino della classicità, come dimostra l’attenzione con cui Rubens, giunto a Roma da Mantova agli albori del Seicento, adatta i modelli scultori studiati nelle raccolte principesche romane alle esigenze iconografiche imposte dalla committenza.
In seguito allo scalpore suscitato tra il 1730 e il 1740 dall’inatteso ritrovamento dei resti di Ercolano e Pompei, i teorici dell’arte neoclassica recuperano il concetto della kalokagathìa tornando nuovamente ad associare i principi di ordine, armonia, compostezza e “quieta grandezza”, come afferma Winckelmann, con i più elevati valori morali. Leopardi stesso riconosce in Antonio Canova l’artista che meglio incarna nelle proprie opere questo connubio di bellezza e nobili sentimenti che mira a raggiungere il bello ideale.
L’impronta ecclettica che caratterizza l’arte italiana nel periodo post-unitario non esclude né in campo architettonico, né nell’ambito figurativo episodi di spiccato richiamo alla tradizione greco romana: lo dimostra lo scultore genovese Demetrio Paernio, autore di numerosi monumenti funerari nel cimitero di Staglieno.
Da Antonio Canova, Paolina Bonaparte Borghese, Museo Napoleonico, Roma
Busto di Athena, II-III sec. d. C., Museo Nazionale Romano, Terme di Diocleziano, Roma
Sono inoltre esposte varie sculture rinascimentali di piccolo formato che documentano il gusto del collezionismo e la passione per l’Antico sviluppatisi in particolare dopo le scoperte archeologiche di primo Cinquecento.
Dopo l’esperienza rivoluzionaria delle Avanguardie che avevano decretato la fine della classicità, nei primi due decenni del Novecento, in seguito ai traumi causati dalla prima guerra mondiale, nel 1924 il critico francese Maurice Rejnal auspicava un ripensamento rispetto alle posizioni anti classiche, sostenendo la necessità di un “Ritorno all’Ordine” che si ravvisa nelle opere di Funi, Campigli, Sironi, De Chirico e Magritte che esprimono il desiderio di riaffermare il perenne valore della classicità sulla scorta dell’indirizzo teorico di Margherita Sarfatti. Di questi artisti la mostra offre significativi esempi accostati tra loro e in dialogo con le opere rinascimentali e classiche. Tra tutti si potrà ammirare eccezionalmente l’affascinante capolavoro di Renè Magritte, Rena à la fenệtre del 1937, di collezione privata.
Mario Sironi, Composizione, 1950 ca., Collezione privata
Ogni epoca declina un tempo del Bello e la mostra di Domodossola tenta di presentare anche con un intento didattico, particolarmente adatto alle scuole, alcuni eloquenti esempi che rendono immortale la bellezza classica, dal tardo Rinascimento al Novecento, evidenziando modelli che gli artisti fanno propri, ma adeguandoli alle esigenze culturali in auge nei diversi momenti storici. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Sagep Editori d’Arte.
Scheda
Titolo: I tempi del Bello. Tra mondo classico, Guido Reni e Magritte
Dove: Musei Civici Gian Giacomo Galletti in Palazzo San Francesco, Domodossola (VB)
Quando: dal 18 luglio 2024 al 12 gennaio 2025
Orario: Fino al 29/09/24: da giovedì a domenica: 10-13 / 15-18 Dal30/09/24: da giovedì a domenica: 10-12 / 15-18
Biglietti: Intero: 8 euro, Ridotto: 6 euro
Info: info@museicivicidomodossola.it-cell. 3385029591


