Stai leggendo:

Il manoscritto perduto di Ippolita Sforza torna a Milano

1 min

Il Ponte Casa d’Aste, 25 febbraio 2026

Il manoscritto perduto di Ippolita Sforza torna a Milano

A pochi passi dal Castello Sforzesco, il codice miniato della principessa umanista riemerge dopo secoli e sarà protagonista dell’asta de Il Ponte, restituendo il ritratto colto e raffinato di una delle donne più rilevanti del Rinascimento lombardo. Il manoscritto sarà esposto al pubblico a Palazzo Crivelli nei giorni 20, 21 e 22 febbraio 2026

Tito Livio. “Ab Urbe condita. Prima deca” Manoscritto miniato su pergamena, XV secolo.  – Stima € 280.000 – € 350.000. Courtesy Il Ponte Casa d’Aste

Il prossimo 25 febbraio 2026, Il Ponte Casa d’Aste presenterà un altro ritrovamento straordinario dopo il Codice Santini: un manoscritto appartenuto alla dote di Ippolita Maria Sforza (1445-1488). 

Raffinato codice miniato contenente la trascrizione della prima decade dell’ Ab Urbe condita di Tito Livio, stimato 280.000 e 350.000 euro, riaffiora dopo secoli, offrendo l’occasione unica di valorizzare un importante patrimonio del Rinascimento lombardo, così come di ricordare e approfondire una mecenate di grande cultura proprio nell’anno in cui Milano celebra la sua storia, la sua grandezza e il suo slancio verso il futuro.

Tito Livio. “Ab Urbe condita. Prima deca” Manoscritto miniato su pergamena, XV secolo.  – Stima € 280.000 – € 350.000. Courtesy Il Ponte Casa d’Aste

Una scoperta di eccezionale rilevanza, se si considera che la maggior parte dei volumi che la principessa portò con sé dal Castello Sforzesco a Napoli, in occasione del suo matrimonio con Alfonso II d’Aragona nel 1465, è andata dispersa. Oggi ne sono noti con certezza solo tre. Eppure, questo manoscritto emerge dal silenzio del tempo come testimone privilegiato di una delle biblioteche principesche più ricche e raffinate del Quattrocento, preziosa documentazione della formazione e sensibilità umanistica di una donna tra le più colte del suo tempo

Alla giovane Sforza non mancò infatti un’educazione completa, pari a quella dei fratelli maschi: eccelleva nell’arte della falconeria e approfondì latino, francese, spagnolo e le basi del greco — un percorso formativo inconsueto per l’epoca. Ma Ippolita fu soprattutto una grande bibliofila: colta e appassionata, si guadagnò questa fama in un ambito che, anche nei secoli a venire, sarebbe rimasto quasi di esclusivo dominio maschile. Per lei i libri non erano meri oggetti di lusso o simboli di prestigio, ma strumenti vivi di conoscenza, bellezza e riflessione. Fin dalla giovinezza commissionò manoscritti miniati, guidata tanto dal contenuto quanto dall’arte che custodivano, e persino quando partì per Napoli volle portare con sé, accanto a gioielli e abiti sontuosi, numerosi volumi: autentiche testimonianze della sua passione e della sua indipendenza intellettuale.

Accanto a Bibbie e testi devozionali, la sua biblioteca annoverava diversi classici della letteratura latina, importante riferimento culturale e morale per una donna del Quattrocento. Le opere di autori come Tito Livio, fonte inesauribile di esempi di virtù, diplomazia e buon governo, erano particolarmente amate a corte: non a caso, i suoi volumi ricorrono spesso negli inventari dei libri posseduti da Ippolita e da Alfonso d’Aragona.

La principessa seppe mettere a frutto quelle letture: la sua finezza di pensiero e le doti diplomatiche emersero nei delicati equilibri politici tra Milano e Napoli, così come nelle complesse vicende della Congiura dei Pazzi. Grazie all’intelligenza e alla capacità di mediazione, si guadagnò la stima di Lorenzo de’ Medici, con cui intrecciò amicizia e collaborazione politica. In veste di procuratrice dei Medici, firmò il Trattato di Pace che pose fine alle tensioni seguite alla congiura, confermando la sua reputazione di donna colta e autorevole.

Tito Livio. “Ab Urbe condita. Prima deca” Manoscritto miniato su pergamena, XV secolo.  – Stima € 280.000 – € 350.000. Courtesy Il Ponte Casa d’Aste

Lo storico dell’arte Lucio Oriani, della Scuola Normale Superiore di Pisa, commenta così il prezioso documento:  “Il manoscritto è stato realizzato a Milano verso la metà del secolo XV per un committente oggi ignoto. Entrò ben presto, come dimostrano lo stemma sforzesco e le iniziali «HI. M.» nella pagina d’incipit, in possesso di Ippolita Maria, che lo studiò con attenzione e aggiunse di propria mano, nella carta di guardia anteriore, passi tratti da Cicerone e da san Girolamo, unitamente alla sottoscrizione: «Hippolytamaria [Vice]comes scripsit 1460». Il volume fu quindi incluso nella dote che ella ricevette in occasione delle nozze con Alfonso d’Aragona, duca di Calabria ed erede al trono del Regno di Napoli, celebrate nel 1465: con tutta probabilità corrisponde alla «Deca de Tito Livio», del valore di «ducati XXXVI», registrata nell’inventario dei suoi beni.”

Ed aggiunge: “Le miniature sono state eseguite nella bottega del Maestro delle Vitae imperatorum, uno dei protagonisti della produzione libraria nel Ducato di Milano negli anni di Filippo Maria Visconti e in quelli dell’ascesa degli Sforza. All’opera si ritrovano due artisti diversi, il cui stile e vocabolario presentano differenze evidenti: il primo, responsabile dell’iniziale abitata e della cornice a bianchi girari nella pagina d’incipit, è probabilmente da identificare con il giovane Maestro di Ippolita Sforza, mentre il secondo, autore delle nove iniziali istoriate poste in corrispondenza delle principali partizioni testuali nel resto del volume, è da identificare con il capobottega in persona.”

Il manoscritto sarà esposto al pubblico a Palazzo Crivelli nei giorni 20, 21 e 22 febbraio 2026, accompagnato da iniziative dedicate ad approfondire questo frammento unico di storia e a celebrare la figura di chi lo commissionò.

Dopo il successo dell’acquisizione del Codice Santini nel 2024 da parte del Ministero dei Beni Culturali — esempio emblematico del Rinascimento urbinate, oggi custodito presso il Palazzo Ducale di Urbino — il Dipartimento guidato da Stefania Pandakovic si impegna a valorizzare questo capolavoro, già dichiarato bene di interesse culturale dalla Soprintendenza nel 2007. Ogni asta si trasforma così in un’occasione di tutela, apprezzamento e divulgazione del patrimonio culturale, restituendo memoria e splendore a pagine di storia destinate a parlare alle generazioni future.

DETTAGLI DELLA VENDITA – Asta “Libri antichi e d’artista” – 25 e 26 febbraio 2026 – Esposizione 19, 20 e 21 febbraio 2026 – Sede: Palazzo Crivelli via Pontaccio 12 – 202121 Milano – www.ponteonline.com/

Potrebbe interessarti anche

Oppure registrati qui per usufruire della prova gratuita di 7 giorni

Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere ogni settimana le news del mercato dell’arte e del collezionismo, per essere informato su modifiche, cancellazioni o proroghe nelle date di mostre e appuntamenti, e per conoscere in anteprima le date dei vernissage.

©Realizzato da PS COMPANY srl

Sei interessato a conoscere gli eventi legati al mondo del collezionismo in Italia come mercatini, mostre-mercato, mostre d’arte e aste?
Abbonati per ottenere l’accesso a tutti i contenuti del sito.