È morta il 14 agosto a Tokyo, all’età di 97 anni, Yayoi Kusama, una delle figure più riconoscibili e influenti dell’arte contemporanea. Nata a Matsumoto, nella prefettura di Nagano, nel 1929, aveva iniziato a disegnare da bambina, trasformando presto i pois, le reti e la ripetizione ossessiva in una cifra artistica inconfondibile
Yayoi Kusama è stata una di quelle artiste capaci di trasformare un segno in un universo. I suoi pois, le sue reti infinite, le stanze di specchi e le zucche colorate sono diventati immagini riconoscibili in tutto il mondo, ma dietro quella cifra apparentemente giocosa si nasconde una ricerca profondamente radicale. Kusama è morta il 14 agosto a Tokyo, all’età di 97 anni, dopo una vita interamente dedicata all’arte.
Nata a Matsumoto nel 1929, iniziò a disegnare fin da bambina, trasformando in immagini anche le allucinazioni che sperimentava. Alla fine degli anni Cinquanta si trasferì a New York, dove entrò in contatto con la scena d’avanguardia americana. Le sue grandi tele ricoperte di segni ripetuti e le successive installazioni e performance la imposero come una presenza originale in un ambiente artistico prevalentemente maschile.
© Yayoi Kusama, Fireflies on the Water, 2002. Mirrors, plexiglass, lights, and water, 111 × 144 1/2 × 144 1/2 in. (281.9 × 367 × 367 cm). Whitney Museum of American Art, New York; purchase with funds from the Postwar Committee and the Contemporary Painting and Sculpture Committee and partial gift of Betsy Wittenborn Miller 2003.322. © Yayoi Kusama. Photograph by Jason Schmidt
Al centro della sua opera c’è la ripetizione, intesa non come semplice elemento decorativo ma come possibilità di dissolvere i confini dell’individuo. Il punto si moltiplica fino a diventare infinito, mentre gli specchi trasformano lo spazio in un’esperienza senza apparente limite. Un linguaggio nato da un’esperienza privata è così diventato universale, entrando nei principali musei del mondo e, nel tempo, anche nella moda e nella cultura popolare.
La consacrazione internazionale, dalla Biennale di Venezia del 1993 alle grandi mostre degli ultimi decenni, ha fatto di Kusama una delle artiste più celebri e popolari del contemporaneo. Nel 2014 The Art Newspaper la indicò come l’artista più popolare al mondo, mentre una sua Infinity Net è stata venduta all’asta nel 2019 per quasi otto milioni di dollari.
Nonostante la fama, Kusama ha sempre rivendicato il valore della solitudine come condizione della creazione. “Il pensiero creativo nasce dalla solitudine”, aveva affermato, raccontando un percorso costruito lontano dalle convenzioni e diventato poi patrimonio collettivo.
Con la sua scomparsa si chiude una delle vicende più singolari dell’arte contemporanea. Resta però un’immagine destinata a continuare a moltiplicarsi: quella di un’artista che ha fatto dell’ossessione una grammatica, della ripetizione un metodo e dell’infinito una forma.


