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Contenitori di DOLCEZZE

PER IL COLLEZIONISTA La storia delle scatole di latta, dal XIII secolo ai giorni nostri


di Danilo Castellarin



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La storia legata alle scatole di latta è molto antica e risale addirittura al XIII secolo. Fra le prime nazioni ad utilizzare la latta in campo alimentare troviamo la Germania, grazie ai suoi giacimenti di ferro e stagno. I tedeschi avevano sviluppato una fiorente industria per la lavorazione della banda stagnata, così chiamata perché composta da un lamierino di ferro rivestito di stagno da entrambi i lati. Per la sua caratteristica di non alterare i sapori, essa fu impiegata inizialmente nella produzione di attrezzi da cucina quali pentole, cucchiai e piatti. Da lì si passò alle scatole. La Germania detenne il primato nella produzione e nell’esportazione in Europa fino al 1750, quando gli inglesi decisero di sfruttare le miniere di stagno in Cornovaglia. Da allora l’ascesa dell’Inghilterra fu inarrestabile e nel 1885 su 131 fabbriche di latta al mondo, 97 erano inglesi. Il primo utilizzo su larga scala delle scatole di latta fu in campo militare, per assicurare le necessarie scorte alimentari di eserciti, esploratori e marinai. Fino al ‘700 le battaglie combattute in Europa erano fra eserciti che si alimentavano in gran parte con violente razzie nei territori attraversati e conquistati e modeste riserve conservate su carri trainati da cavalli. 


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Quando gli eserciti divennero più numerosi, la necessità di conservare il cibo in scatola si rivelò decisiva nell’andamento di svariate battaglie. Non c’erano carri-frigo,e i prodotti surgelati, croce e delizia dei tempi moderni, erano solo un’astratta ipotesi della fantasia. Prima ancora, nei lunghi viaggi e nelle spedizioni che duravano mesi, talvolta anni, era indispensabile per far sì che i cibi potessero essere ingeriti anche a distanza di molto tempo. La lamiera di metallo era la giusta soluzione a questo problema. Successivamente, grazie alla capacità della latta di resistere agli acidi si decise di utilizzare questi barattoli per prodotti come biscotti, caffè, medicine, conserve. Dalla fine del 1600 le scatole di latta vennero utilizzate dalle aziende private che commercializzavano i prodotti più variegati. Per favorire la pubblicità, le ditte facevano imprimere sulla latta il marchio aziendale con lo scopo di creare maggiore visibilità.  Il primato della fabbricazione delle latte in Italia era detenuto dalla Liguria, che riusciva a rifornire le maggiori aziende.


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Tra le scatole di latta vintage da collezione maggiormente ricercate troviamo quelle utilizzate da aziende dolciarie che, con affascinanti disegni e decori, donavano un tocco speciale al contenuto e venivano poi conservate dai fortunati destinatari, che sovente le destinavano ad altri usi. L’industrializzazione, si sa, partì dall’Inghilterra e piano piano conquistò l’intera Europa. Le industrie nascenti attiravano sempre più manodopera dalle campagne, le città si espandevano e la popolazione inurbata cresceva rapidamente. La certezza di un salario per molti, e il raggiungimento di un discreto benessere della borghesia, favorirono l’aumento dei consumi. Contestualmente il raggiungimento di nuovi mercati grazie allo sviluppo dei mezzi di trasporto, e la partecipazione alle grandi Esposizioni, trasformarono nel giro di pochi anni pasticcerie e cioccolaterie a conduzione familiare in piccole industrie, grazie anche all’impiego dei nuovi macchinari azionati dalla forza motrice del vapore. Le grandi Esposizioni Nazionali ed Internazionali erano il punto d’incontro per scambi di merci, nuove invenzioni e macchinari, dove i migliori prodotti venivano premiati con Medaglie ed Onoreficenze. 


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A Torino, regno del cioccolato, oltre che dei Savoia, nascevano in quegli anni Ditte che hanno scritto la storia delle scatole di latta italiane. Fra queste: Caffarel Prochet (1826), Michele Talmone (1850), Moriondo e Gariglio (1850), Baratti e Milano (1858), L. Leone (1875), Silvano Venchi (1878) e De Coster (1880). Nel 1890 Torino contava 205 addetti nel settore dolciario, un censimento effettuato nel 1911 rivelò che erano diventati 1.200. 

L’industrializzazione conquistò anche altre città. A Vercelli nel 1858 fu fondata la Luigi Rossa, specializzata nella produzione del “Caffè Rossa”, che veniva distribuito ai negozianti in stupende scatole di latta. La famosa serie degli “Elefanti” di cui, ad oggi, si conoscono oltre trenta esemplari che spaziano dal liberty al futurismo. A Martignacco, in provincia di Udine, nel 1891 nacque la Delser, cui si devono una bellissima serie di scatole storiche, oltre a modelli di auto-giocattolo porta-biscotti. A Saronno, nel 1888, Davide Lazzaroni, figlio di Carlo, che già aveva avviato la produzione dei famosi amaretti, fondò l’omonima ditta che da subito legò la sua immagine a bellissime scatole di latta acquistate inizialmente sul mercato inglese. Alla Saiwa (Società Accomandita Industria Wafer Affini), fondata a Genova nel 1900, dobbiamo la più bella e vasta serie di lattoni per la vendita dei biscotti sfusi (detti comunemente “bidoni” per le loro dimensioni).


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Ma il centro Italia non era da meno; nel 1890, a Roma, Pietro Gentilini fondava l’omonima ditta, cui dobbiamo una serie di scatole che possono competere tranquillamente con quelle delle aziende del nord. Accanto a queste grandi ditte, fiorivano in quegli anni una miriade di altre piccole pasticcerie e cioccolaterie a livello locale, che ci hanno lasciato degli esemplari mirabili di imballi in latta. Intanto la clientela aumentava ed i mercati da raggiungere erano sempre più lontani. Pertanto, dalla dimensione locale si passò prima a quella regionale e poi a quella nazionale ed internazionale. Servivano perciò imballaggi solidi, ma allo stesso tempo leggeri, che non alterassero i sapori e mantenessero la fragranza dei prelibati contenuti. Le scatole di latta si rivelarono ben presto la soluzione ideale, perché avevano, fra l’altro, anche il pregio di poter essere personalizzate a piacere con la stampa litografica. 

Dolci o altri prodotti in scatola erano destinati anche a chi il Natale lo trascorreva con poca lietezza nel cuore, come i soldati in trincea durante la prima guerra mondiale 1915-198. Non a caso sono molto ricercati dai collezionisti i prodotti dell’Hôpital Pupier di St-Etienne (Francia). Durante la guerra la fabbrica di cioccolato Pupier aveva infatti ceduto parte del nuovo stabilimento alla Croce Rossa, che l’aveva trasformato in Ospedale Ausiliario con 250 posti letto, come dichiarato con orgoglio sulle cartoline con veduta dello stabilimento che i ricoverati spedivano ai loro cari a casa. In quegli anni di guerra anche le confezioni regalo assumevano sembianze belliche, come testimoniato dalle innumerevoli campagne pubblicitarie del tempo. In Francia, la cioccolateria Marquise de Sévigné realizzava strenne natalizie davvero particolari, con centinaia di scatole di cioccolatini a forma di granata e proiettili, o ancora con confezioni che ritraevano infermiere e soldati dei vari gradi o scene di guerra. Un apposito servizio di consegna celere (forse più solerte delle poste contemporanee...) permetteva di recapitare i doni direttamente nelle zone di guerra. 


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E non erano consuetudini solo europee perché in America, nel 1917, la fabbrica di cioccolato Whitman’s (Philadelphia) realizzava una campagna pubblicitaria in cui Babbo Natale portava in dono scatole di cioccolatini definite “Munizioni di felicità, per un Natale a casa o sui campi di battaglia”. Un’idea davvero poco pacifista e decisamente lontana da quello che avrebbe dovuto essere lo spirito natalizio. Il vero miracolo di Natale avvenne in una gelida notte di guerra quando, da due trincee avverse sul fronte occidentale, cominciarono a levarsi dei canti di Natale. Fu la famosa tregua di Natale, Weihnachtsfrieden in tedesco e Trêve de Noël in francese. I soldati di opposti schieramenti, infischiandosene degli ordini dei generali che restavano in retroguardia, serviti e riveriti nei rispettivi comandi, attraversarono le linee per portare doni ai soldati “nemici” sul fronte opposto. Forse qualcuno regalò una scatola di dolcezze. 

Per ritrovare il fascino di questi oggetti del passato, una visita al Museo ‘La casa delle scatole’ di Gerano (Roma) è una tappa obbligata. Unico in Italia, lo ha inventato Marina Durand de La Penne che facendo onore alle sue origini aristocratiche, apre gratuitamente l’ingresso in via del Palazzo 8 a chi voglia accarezzare con gli occhi migliaia di scatole di dolcezze. “Tutto è cominciato quando ero molto giovane”, racconta, “una quarantina d’anni fa: iniziai a raccogliere le prime scatoline di latta, poi la passione mi ha conquistata e una ventina d’anni fa ho inaugurato il museo che è visitabile su prenotazione telefonando al numero 348-7960033”, aggiunge con simpatica disponibilità la collezionista. Le confezioni esposte risalgono alla fine dell’Ottocento ed arrivano agli Anni Cinquanta del secolo scorso. Per avvicinare il pubblico vengono anche organizzate mostre tematiche cicliche, l’ultima dedicata alle favole. 



 

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