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Onda su onda

In un museo privato sul Lago di Garda è conservata un’importante collezione di motoscafi d’epoca e gozzi in legno 


di Domizia Dalia


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Motoscafi d’epoca, gozzi e canoe rigorosamente in legno realizzati con sapienza dai maestri d’ascia più rinomati e dai cantieri italiani e non, più celebri. È composta da questi pregiati natanti la collezione di Pietro Bedoni, chirurgo milanese, scomparso dieci anni fa. A presentarci la raccolta, tutt’ora esistente e conservata in un museo privato sul Lago Maggiore è la figlia Paola Bedoni. Attraverso i suoi ricordi sarà possibile scoprire non solo la passione di suo padre per questo settore, ma anche quante energie e sacrifici ci vogliano per la gestione e il restauro di queste pregiate imbarcazioni. Tra i best seller un rarissimo modello Riva, il BM11 prodotto solo in diciassette esemplari, di cui solo due ancora esistenti. 



Paola, che tipo di collezionista era suo padre e come mai ha deciso di dedicarsi proprio ai motoscafi d’epoca?
La passione per le barche ha accompagnato mio padre per tutta la vita. Fin da bambino si recava ogni volta che poteva presso il cantiere Barberis – i suoi genitori avevano una casa proprio lì vicino nei pressi di Castelletto Ticino – per ammirare le imbarcazioni e osservarne costruzione.
Si è innamorato immediatamente di questi scafi tanto che già all’età di otto anni decise di voler costruire la sua barca numero uno. Con l’aiuto della famiglia riuscì a farsi mandare dagli Stati Uniti i pezzi necessari per realizzare il suo motoscafo da corsa; con il quale è riuscito persino a navigare. Da allora, anche se ha avuto una piccola parentesi come gommonauta, non ha più tradito le barche in legno.

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Che cosa comprende esattamente la collezione messa insieme da suo padre? 
La raccolta è composta da numerose imbarcazioni d’epoca rigorosamente in legno. Principalmente sono motoscafi, ma soprattutto negli ultimi anni della sua vita, si è concentrato molto sui gozzi. In collezione vi sono anche delle canoe, sempre in legno, una discreta raccolta di motori fuoribordo d’epoca oltre a tutto il materiale di contorno utile per storicizzare un pezzo e raccontare l’evoluzione dei motoscafi e della nautica più in generale, dai libri e riviste ai carteggi.

Osservando la ricca e colta collezione appare chiaro con quanta cura suo padre si sia dedicato a queste barche, dando loro una nuova vita grazie ad un restauro conservativo…
È proprio così, per lui il restauro è sempre stato uno dei momenti più entusiasmanti, l’aspetto credo ancora più gratificante della navigazione stessa. Come ha scritto in uno dei suoi tanti articoli sull’argomento: “Durante la fase del restauro, che segue – magari dopo anni – l’acquisto della barca, ci si trova a valutare tutti gli aspetti legati al suo ripristino, seguendo criteri filologici per essere conformi al progetto originale. Ciò si ottiene prendendo informazioni da documentazioni storiche, cartacee e fotografiche, sentendo pareri di amici collezionisti o chiedendo consigli a riviste specializzate”. 

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Il restauro non è mai semplice, anche lei trovandosi a dover rimettere a posto uno dei suoi gozzi, ha compreso quante risorse, non solo economiche, servano. Nulla deve essere tralasciato, neanche i motori, ai quali suo padre ha riservato lo stesso amore e cura…
Certo. Per la sua precisione quasi maniacale e l’amore dei dettagli alcuni dei suoi restauri sono durati davvero molti anni. Riportando sempre le parole di mio padre: “La valutazione del restauro della parte meccanica richiede, come del resto anche quella lignea, un attenta considerazione dei costi, prima di intraprendere un cammino durante il quale ci si potrebbe trovare in difficoltà. È noto che nel corso del ripristino di uno scafo in legno, spesso le previsioni dei costi non sono attendibili, perché durante lo smontaggio, per esempio per la sostituzione di una carena, si evidenziano parti ammalorate, come chiglia e ordinate, la cui riparazione fa lievitare notevolmente la spesa”. Questo per sottolineare quanto ogni singolo dettaglio richieda attenzioni e studi. 

La collezione comprende anche dei motoscafi molto rari…
Sì, parliamo principalmente di un Riva modello BM, del 1952. Uno scafo che è stato realizzato in soli diciassette esemplari, il nostro è l’undicesimo. Famoso non solo per la sua rarità, ma anche perché è stato il modello che precedette il celebre Ariston. Anche per questo scafo mio padre ha fatto un restauro certosino, dedicandosi ad ogni dettaglio. È così riuscito a riportarlo allo stato originale. Posso confermare che è tutt’ora l’unico BM al mondo ancora navigante.

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Nella collezione spiccano imbarcazioni costruite da noti cantieri come San Giorgio, San Marco, Dalla Pietà, Lugaresi e Molinari. Tra tutti però, forse i Riva conservano un fascino particolare…
Sono sicuramente tra i più conosciuti. Un altro Riva in collezione è un bellissimo Junior degli anni Sessanta. Per questo vale la pena spendere due parole sul suo restauro in quanto, in via del tutto eccezionale, mio padre si è dilettato nel personalizzarlo, prendendosi qualche licenza. Il risultato è comunque impeccabile tanto che è stato fotografato diverse volte ed inserito nei volumi ufficiali di que-sto rinomato cantiere nautico. 

Tra le curiosità anche una piccola barca da corsa Molinari degli anni Settanta…
Esatto, un monoposto ricercato perché con questo scafo sono state vinte diverse competizioni. Mio papà dopo anni è riuscito a rimetterlo in acqua e partecipò addirittura ad una gara completamente vestito come all’epoca. 

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Negli ultimi anni invece, suo padre si è concentrato molto di più sui gozzi…
Prima di morire ha scritto anche un libro “Un gozzo è per sempre”. 
Si è dedicato molto a questo tipo d’imbarcazioni che per lui rappresentavano un vero e proprio stile di navigazione, più rilassante e meditativo. In collezione vi sono diversi gozzi, tra le chicche un Cornigiotto con la prua rientrante, un gozzo curioso poiché non si vede quasi mai. 

Una passione, quella di suo padre, che l’ha portato anche a fondare l’associazione “Il legno sull’acqua”…
Un modo per condividere insieme ad altri appassionati le bellezze di questi scafi. 
Negli ultimi anni era impegnatissimo, quasi ogni fine settimana si muoveva per partecipare a raduni o eventi dedicati a questo settore. 

Qualche curiosità?
Girando per cantieri a distanza di decine di anni è riuscito a ritrovare la sua prima barca, quella costruita all’età di otto anni e anche quella che possedevano i suoi genitori. Incredibile no? Non ha esitato ad acquistarle e a riportarle in vita, proprio come erano quando era ragazzo.


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