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Il pranzo è servito

ZUPPIERE ALL’ITALIANA  La collezione di Paolo Zuccari di zuppiere di manifattura italiana conta oltre cinquecento pezzi databili dal Settecento in poi e testimonia la produzione artigianale diffusa in tutto lo stivale


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PARTICOLARE DI: Zuppiera - Empoli (FI) Toscana – Manifattura Levantino - seconda meta secolo XVIII

Che sia ovale o rotondeggiante, dall’assetto basso o sorretta da piedini, la zuppiera conserva quel fascino che la rende fin dalla sua invenzione uno degli elementi principe della tavola. Nel corso dei secoli, questo elegante recipiente pur mantenendo sempre un aspetto panciuto, più o meno slanciato, ha subito trasformazioni soprattutto in ambito decorativo seguendo gli stili del tempo e dei luoghi in cui veniva prodotto. Analizzando, inoltre, la storia delle mise en place, vediamo come nell’Ottocento le zuppiere – in coppia – diventano le protagoniste assolute nella famosa tavola “alla russa” in cui troneggiavano da sole o al massimo accompagnate da piccoli vassoi per antipasto. Questo modo di apparecchiare la tavola è stato adottato per la prima volta dal principe Alexander Borisovic Kurakin, ambasciatore dello Zar Alessandro I, presso Napoleone Bonaparte e per molto tempo ha sostituito il servizio “alla francese”. Ne sono schemi illustrativi i bellissimi disegni che mostrano i vari modi di apparecchiare la tavola creati da Ippolito Cavalcanti, Duca di Buonvicino, nel suo volume  “Cucina Teorico-Pratica” del 1839.
Allora come oggi le zuppiere continuano ad essere utilizzate, ammirate e spesso collezionate. È stato così per Paolo Zuccari, spoletino, che da quarantacinque anni acquista zuppiere di manifattura italiana di ogni epoca. La sua raccolta, di grande valore storico, testimonia l’utilizzo di questi oggetti anche in contesti popolari, documentando le manifatture più sconosciute che altrimenti sarebbero state dimenticate. Ed è proprio questo il pregio della sua collezione: l’approfondimento di quegli aspetti meno aulici che spesso vengono tralasciati dagli studiosi e dalle loro pubblicazioni.


Paolo, lei ha incominciato fin da ragazzo ad appassionarsi alle zuppiere, come mai?
Per la verità non c’è un motivo preciso. Quando da ragazzo mi sono trasferito lasciando casa di mia madre, ho voluto portare con me alcune zuppiere di famiglia, tra cui quella che mia nonna usava per servirci i cappelletti in brodo il giorno di Natale. Si tratta di una zuppiera della manifattura di Pesaro. Da allora è incominciata una vera e propria mania che perdura tutt’oggi, infatti continuo a ricercarle ovunque.
Osservando la collezione esposta non solo presso la sua abitazione, ma anche nei due alberghi di sua proprietà, si percepisce come abbia concentrato le ricerche sui manufatti prodotti in tutta Italia e non soltanto su quelli provenienti dal suo territorio…
I primi esemplari entrati a far parte della mia raccolta provenivano da Fabriano e Pesaro. Tra l’altro, e aggiungo scioccamente, ai tempi acquistavo solamente zuppiere monocrome, i cosiddetti  “bianchi”, perdendo così molti pezzi interessanti che oggi rimpiango. Solo in un secondo momento ho iniziato ad apprezzare anche quelle molto decorate. In tutto possiedo oltre cinquecento pezzi provenienti principalmente dal centro e sud Italia. Possiedo zuppiere di Deruta, di Fabriano e Pesaro nelle Marche, di Castelli in Abruzzo, di Cerreto Sannita e di Napoli in Campania, di Grottaglie in Puglia, di Faenza e di tante altre zone.

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PARTICOLARE DI: Zuppiera - Caserta (CE) Campania – Manifattura Real Fabbrica – seconda metà secolo XVIII

La sua collezione vuole anche essere una testimonianza delle numerose maestranze locali o regionali diffuse prevalentemente a partire dall’Ottocento. Lei, a differenza di molti altri collezionisti, non si è concentrato solo sulle solite grandi realtà, come la manifattura di Doccia – nata nel 1737 ad opera del marchese Carlo Ginori – o quella di Laveno (VA) – nata nel 1856 ad opera di tre dipendenti dello stabilimento San Cristoforo di Milano col nome di “Società Ceramica Carnelli, Caspani, Revelli e C”–…
Esattamente. La mia collezione non comprende pezzi singoli di elevato valore commerciale, ma tuttavia testimonia quella rilevante produzione artigianale diffusa in tutto lo stivale. Possiedo zuppiere realizzate già nel Settecento. Sono ancora incerto sulla zona di produzione di molte di esse, la difficoltà sta nel fatto che le piccole attività artigianali molto spesso non firmavano i loro prodotti. Difficoltà accentuata dal fatto che molti artigiani erano soliti spostarsi di regione portando con sé i loro stampi e le loro tradizioni. Come si evince ho privilegiato le maestranze del centro e del sud Italia, perché a mio avviso le ritengo di gusto più artigianale e anche perché in queste zone l’industrializzazione è arrivata con molto ritardo.


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PARTICOLARE DI: Zuppiera - Faenza (RA) Emilia Romagna – Manifattura Ferniani ?? - seconda metà secolo XVIII


Nella sua collezione trova posto un nucleo di zuppiere provenienti dalle fabbriche di Deruta della fine dell’Ottocento…
Nel tempo sono riuscito a trovare diverse zuppiere di Deruta, in assoluto le mie preferite. Dietro questo nucleo si nasconde una storia particolare, nel senso che in un primo momento le acquistavo solo perché affascinato dalle forme, ma non ne conoscevo l’origine. Solo dopo diversi anni e dopo aver trovato un esemplare datato e firmato sono riuscito ad avere la certezza della loro provenienza. Si tratta di un corpus che, come ha ben scritto Giulio Busti – Conservatore del Museo Regionale della Ceramica di Deruta – sul libro dedicato alla mia collezione, è “testimonianza rara e significativa poiché rappresenta un punto di evoluzione della ceramica derutese della seconda metà dell’Ottocento quando la comunità e le fabbriche locali si impegnarono seriamente in tentativi di ripresa artistica e produttiva dopo la grave crisi della metà del secolo e la spinta ideale e politica dell’Italia post-unitaria”.


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PARTICOLARE DI: Zuppiera - Milano (MI) Lombardia – Manifattura S. Cristoforo – Prima metà Secolo XX


Ha parlato di un esemplare firmato…
Sì, una zuppiera realizzata per qualche particolare ricorrenza nel 1894 da Angelo Artegiani. La decorazione è resa da due uccelli contrapposti posati su un ramoscello di foglie e bacche che reggono con il becco un cartiglio con l’iscrizione in stampatello “buon appetito” sormontato dalla firma “A. Artegiani”. Lo stesso motivo è replicato sul coperchio dove il cartiglio reca l’augurio di “un felice pranzo” sormontato dalla denominazione di origine “F. Deruta A. 1894”.


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PARTICOLARE DI: Zuppiera - Milano (MI) Lombardia – Manifattura S. Cristoforo – Prima metà secolo XX


Viaggia spesso alla ricercare di nuovi esemplari?
Quando posso. Per esempio sono appena rientrato da Castelli, in Abruzzo. Come molti sapranno Castelli è uno dei trentasei centri di antica tradizione ceramica sparsi sul territorio italiano, che vive esclusivamente di maiolica da cinque secoli. Accanto alle produzioni auliche, tuttavia, si è sempre sviluppata una produzione corrente di ceramica d’uso quotidiano e popolare, diretta al grande pubblico che veniva smerciata sui mercati e nelle fiere. La maggior parte delle fabbriche castellane erano dedite a questo tipo di produzione, caratterizzata prevalentemente da una copertura di solo smalto bianco. Di essa non rimane adeguata documentazione anche perché di difficile riconoscimento per la sua semplicità, a differenza della produzione cosiddetta dipinta, che ha, invece, chiari elementi identificativi per forma, per decori e per tipicità della tavolozza, che la distinguono da quelle coeve degli altri centri di produzione ceramica.


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PARTICOLARE DI: Zuppiera - Grottaglie (TA) Puglia – Manifattura N. I. - Seconda metà secolo XVIII


A cosa si deve prestare attenzione per riconoscere la provenienza?
Prevalentemente alla forma non solo della zuppiera, ma anche del pomolo che può essere più o meno decorato; alle maniglie laterali che spesso possono essere a forma di maschere o animali e, ovviamente, al tipo o al soggetto del decoro. Per esempio in quelle di Castelli ricorrono raffigurazioni di piccoli fabbricati o case. Quelle di Cerreto Sannita sono spesso a forma ovale e sono sollevate da quattro zampette. Le napoletane, sono molto ricche per decorazioni e imponenti nella forma, e spesso hanno al posto dei manici delle teste di ariete…

Dove acquista le sue zuppiere?
In Umbria abbiamo un bellissimo mercato ogni prima domenica del mese a Campello sul Clitunno con trecento banchi, ma le compro ovunque anche da antiquari o da internet. Preferisco le zuppiere di manifatture minori, ovvero quelle prodotte per uso domestico. Per questo motivo le acquisto anche se non in perfette condizioni.

Quali sono le valutazioni di queste zuppiere?
Oscillano molto e vanno da poche centinaia a qualche migliaia di Euro.


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PARTICOLARE DI: Zuppiera - Cerreto Sannita (BN) Campania – 02 - Manifattura N.I. - Seconda metà secolo XVIII

 

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