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La febbre dell’uranio

Chris Cope, collezionista di Las Vegas, racconta la sua raccolta di vetri speciali realizzati con una piccola percentuale di uranio. Prodotto per la prima volta nel 1830 da Josef Riedel, questo tipo di vetro si diffuse poi nelle fabbriche di tutta Europa

di Domizia Dalia


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Chris Cope, trentasettenne di Las Vegas, passando davanti ad una delle tante boutique di antiquariato della sua città, rimase folgorato dallo scintillio della merce esposta. Si trattava di oggetti di un vetro speciale – realizzato con l’aggiunta di una piccola quantità di uranio capace di renderlo fluorescente alla luce ultravioletta –, conosciuto come vetro all’uranio o vetro vaselina. Allora di anni ne aveva solamente venti e sebbene fosse già un piccolo collezionista di vetri prodotti in America durante il periodo della grande depressione, questi particolari esemplari gli erano ancora del tutto sconosciuti.
Chris ricorda quel colpo d’occhio con grande emozione e lo considera il punto di partenza della sua collezione arrivata, in diciassette anni, a contare oltre ottocento pezzi di diverso genere ed epoca.



Chris, questo vetro è stato apprezzato fin da subito, quando nel 1830, Josef Riedel lo produsse  nella sua azienda in Boemia in due differenti colorazioni: giallo – chiamato annagelb – e giallo verde – detto annagrün –. Possiedi pezzi di quest’epoca?
Nella mia collezione gli esemplari più antichi risalgono agli anni Quaranta dell’Ottocento, periodo in cui questa ricetta si diffuse in tutte le fabbriche d’Europa.
La mia è una raccolta molto varia che comprende pezzi di ogni epoca e stile.
Quelli artistici di epoca vittoriana sono, però, i miei preferiti; ne possiedo molti e con diverse combinazioni di colore, dalla più comune rubino verde, alle più rare con sfumature di azzurro, arancione e viola intenso.

Ricordi ancora il tuo primo acquisto?
Certamente! Si tratta di quattro piatti da insalata con un decoro a crepe. Li pagai venti dollari, una cifra modesta, ma perfettamente in linea con le mie disponibilità di allora..

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I nomi vetro all’uranio e vetro vaselina derivano rispettivamente dalla loro composizione e dal loro aspetto…
Con il termine vetro all’uranio, non ci sono dubbi, poiché è chiaro che comprende tutti i vetri creati con l’aggiunta di questo elemento nella ricetta del vetro classico. Per quanto riguarda il termine vetro vaselina, la storia è più complicata. Innanzitutto questo nome è stato utilizzato dai collezionisti solamente a partire dal 1920. Come si può intuire il termine vaselina deriva dal colore più comune del vetro all’uranio ovvero quello tendente al verde-giallo trasparente o semitrasparente molto simile al petrolato già molto diffuso a quell’epoca. Bisogna però stare molto attenti perché alcuni collezionisti attribuiscono questo nome anche a vetri di aspetto simile, ma privi di uranio.

Questi oggetti in vetro come dicevamo, si diffusero molto rapidamente tanto da essere realizzati da numerose aziende e in molti Paesi. Anche Baccarat ha creato, nel 1843, una produzione con questo materiale chiamato cristal dichroide…
È così. La produzione si diffuse in diverse vetrerie, inizialmente solo in Inghilterra poi, intorno al 1840 anche in Francia, quindi negli Stati Uniti d’America intorno al 1845, quando tra Boston e la cittadina di Sandwich sorsero diverse aziende. .

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Poi però la produzione è stata soppressa poiché si pensava che questi vetri nuocessero alla salute…
Sono stati banditi dal governo statunitense dopo la seconda guerra mondiale, a seguito di una forte regolamentazione dell’uranio. La produzione riprese regolarmente dopo il 1959, anno in cui il divieto venne totalmente revocato. L’idea che questo vetro costituisca un pericolo è del tutto infondato. È vero che contiene uranio, ma in una percentuale bassissima che va dal 2% al 5%.

Esistono delle peculiarità nelle produzioni di ciascun Paese e quali sono le manifatture più apprezzate?
Ogni collezionista predilige la lavorazione di alcuni Paesi rispetto ad altri e orienta le proprie ricerche in tal senso. Credo comunque che sia la qualità il denominatore comune di ogni appassionato di questo genere. Per quanto mi riguarda, mi concentro principalmente sulle produzioni di Stati Uniti, Inghilterra e Boemia. La differenza sta soprattutto nella tipologia. Per esempio negli Usa e in Inghilterra si realizzavano principalmente oggetti per la tavola in vetro pressato mentre in Boemia i vetri d’arte finemente decorati. La Francia si è specializzata in entrambi i segmenti prima con quello pressato dalla metà dell’Ottocento e poi con quello altamente decorato all’ inizio del Novecento.

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Molti designer famosi e aziende si sono dilettati utilizzando questo particolare ed affascinante vetro…
Molte firme sono degne di nota. Tra le più importanti in America: Hobbs Brockunier, Northwood, Fenton; In Inghilterra: Stevens and Williams e Thomas Webb; in Boemia: Loetz, Harrach, Moser, Kralik;  In Francia: Baccarat, Legras, Vallerysthal / Portieux.

E in Italia?
Tra i tanti: Seguso, Cenedese e Salviati.

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Tra i suoi esemplari preferiti qual è quello più raro?
Una ciotola color mirtillo che poggia su un telaio in argento. Le decorazioni di frutti, pesche e prugne, sono in Coralene – una particolare tecnica decorativa molto di moda in epoca vittoriana, che consiste nel ricoprire lo smalto con minuscole perline in vetro –. Questo pezzo è marchiato “Patent” sul fondo e credo proprio che si tratti di una produzione inglese di Thomas Webb. Un altro pezzo molto importante è un Epergne – ovvero un trionfo da tavola – in vetro color giallo e rosa satinato. Si tratta di una colorazione poco comune. L’esemplare che possiedo presenta tre livelli ed è stato realizzato con molta probabilità in Boemia a cavallo tra i due secoli.

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Quali sono gli esemplari più ricercati dai voi intenditori?
I criteri di selezione sono diversi. Nel mio caso, per esempio, amo raccogliere vetri con un decoro chiamato Spanish Lace – merletto spagnolo – o  Opaline Brocade – broccato opalino – prodotto da un’azienda statunitense chiamata Northwood tra il 1899 e gli inizi del 1900. Alcune forme sono molto comuni come la rose bowl e il celery vase – vaso per il sedano, tipicamente presente nelle tavole del periodo vittoriano –. Queste possono costare dai 25 ai 50 dollari, mentre esistono forme più rare che arrivano anche a 3mila dollari. Di questo decoro possiedo tutte le forme esistenti tranne due, difficilissime da trovare. Una di queste è di un amico collezionista e spero proprio che prima o poi decida di vendermela!

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