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Passione a due Ruote. Quando non c’era bisogno della ‘pedalata assistita’…

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MUSEO DELLA BICICLETTA A SALCEDO (VI)

Passione a due Ruote. Quando non c’era bisogno della ‘pedalata assistita’…

Visita al Museo della Bicicletta di Salcedo (VI) fondato da Loris Pasquale, una suggestiva esposizione con centinaia di biciclette storiche a partire dal biciclo Michaux datato 1861 fino ai modelli dei nostri giorni, oltre ad accessori di vario tipo tutti relativi alla bicicletta e alla sua storia, come magliette, vestiti d’epoca, riviste, cartelloni pubblicitari, manifesti, libri, cataloghi, medaglie, fanali

di Danilo Castellarin

Proprio all’arrivo della primavera può essere piacevole la visita ad una singolare collezione-museo dedicata ad un mezzo di locomozione che davvero non inquina: la bicicletta. L’esposizione è a Salcedo (VI), piccolo paese della pedemontana vicentina, in via Roma 5, dove si trova un’interessante collezione privata dedicata alla bicicletta. Questo museo è stato realizzato con pazienza, dedizione e grande competenza da Loris Pasquale, nato a Vicenza nel 1962, che fin da bambino fu affascinato dal collezionismo di vario tipo: figurine di calciatori, monete, francobolli, farfalle, minerali, fossili e altro.

Aveva vent’anni quando un amico di famiglia, un meccanico di biciclette di Breganze (VI), regalò a suo padre Francesco una vecchia bicicletta equipaggiata con motore a rullo, modello Mosquito 38. Loris fu subito affascinato da questo veicolo a due ruote che fece scattare in lui la passione di cercare e collezionare altri modelli di biciclette. In pochi anni la sua collezione di biciclette e accessori è cosi cresciuta fino a dar vita ad un vero museo visitabile dal pubblico del tutto gratuitamente, su prenotazione. Preziosa la guida del fondatore che conosce molti aneddoti sui mezzi esposti e che fanno comprendere lo sviluppo della locomozione nei secoli scorsi, quando le strade erano popolate da carri e carrozze e in bicicletta si percorrevano lunghe distanze, senza l’aiuto delle pedalate assistite dei motori elettrici contemporanei.

Nella suggestiva esposizione figurano centinaia di biciclette storiche a partire dal biciclo Michaux datato 1861 (con pedali e sella regolabili) fino ai modelli dei nostri giorni, insieme ad accessori di vario tipo tutti relativi alla bicicletta e alla sua storia, quali magliette, vestiti d’epoca, riviste, cartelloni pubblicitari, manifesti, libri, cataloghi, medaglie, fanali.

Notevoli e numerosi i mezzi a pedali dell’Ottocento, fra i quali Howe del 1870, Turri del 1887, Singer del 1880, Rudge del 1878, il triciclo Peugeot del 1894 dotato di differenziale, la Metropole del 1898 con trasmissione e cardano. Non mancano pregevoli esemplari del Novecento, i più antichi la Dursley Pedersen del 1903, la Sunbeam Two Speed del 1904, la Labor del 1905, la monoforcella Lefty che ha ispirato alcune moderne mountain-bike e la Terrot del 1907. Prodotta dalla famosa Casa Terrot, questa bicicletta da corsa vantava un sistema di trasmissione (corona-catena pignone) di forma inconsueta. La catena non è la solita tipo “Galle”, ma ha innesti “positivi” che vanno ad inserirsi nelle sedi disposte in negativo su pignone e corona. In questo sistema brevettato Terrot l’attrito è minore rispetto a quelli utilizzati dalle altre biciclette; da qui si evince anche una maggiore silenziosità, una usura delle parti nettamente inferiore, nonché una minore dispersione di energia profusa nella pedalata

Molto rara la Levocyclette del 1905 a pedalata alternata, non circolare, grazie ad una tecnologia raffinata. Altrettanto pregiate la Magnat Debon del 1901 con cambi differenti e pedalata nei due sensi, avanti e indietro. Nella Flora del 1915 la canna si abbassa e la bici si trasforma in mezzo da uomo in bici da donna. Geniale la Humber Cycle del 1904 che veniva proposta in scatola di montaggio, come pezzi di ricambio, per sfuggire alle regole del dazio. 

L’inglese Thomas Humber costruì un primo velocipede nel 1868. Da allora avviò un’importante attività di produzione di tricicli e biciclette, migliorandone costantemente il design e la costruzione. I suoi prodotti erano così ben fatti e così ben progettati da essere chiamati “l’aristocratico delle biciclette”. Successivamente, anche se Thomas Humber si ritirò dall’industria ciclistica nel 1892 per dedicarsi ad altri interessi, il suo marchio rimase un marchio molto apprezzato nel Novecento e dunque conteso dai collezionisti.

Nella Hirondelle del 1915 – dotata di retropedalage – pedalando in avanti si affrontava la strada in pianura e all’indietro quella in salita. Curiose le “Ciclopalla”, specialità sportiva che permette di giocare al calcio in bicicletta. La palla, ad eccezione del portiere quando si trova all’interno della propria area di rigore, può essere giocata toccandola solamente con le ruote della bicicletta. Le squadre, a seconda della variante del gioco considerata, sono normalmente composte da due, cinque o sei giocatori per parte. L’invenzione del gioco della ciclopalla viene attribuita al ciclista statunitense, di origini tedesche, Nick Kaufmann. 

Kaufmann avrebbe avuto l’ispirazione imbattendosi in un cane di piccola taglia mentre era alla guida della bicicletta, scansandolo delicatamente a lato della strada con la ruota anteriore. Kaufmann ebbe così l’idea di sostituire il cane con una palla, dando vita nel 1893 a Rochester – sua città natia negli Stati Uniti- alla prima partita di ciclopalla. Molto ammirato anche il tandem con sedute parallele di Dei, che permetteva ai due ciclisti di conversare, viaggiando uno accanto all’atro e non uno dieto l’altro. Solo uno però guidava il mezzo con il manubrio. Il secondo manubrio era solo d’appoggio.

Info Museo: Tel. 0445-888259 e 348-6096061 –  www.museodellabicicletta.altervista.org; E mail: lorispasquale@gmail.com

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