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La raccolta di cartoline natalizie di Boris Glazer

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C’era una volta il Natale in Russia

La raccolta di cartoline natalizie di Boris Glazer

di Domizia Daliapubblicato su COLLEZIONARE dicembre 2013/15 gennaio 2014

Una raccolta che racconta la storia e le vicende politiche e sociali di un paese e le ripercussioni sulle tradizioni e i costumi di un intero popolo

Gli eventi politici di una nazione possono cambiare le abitudini dei suoi abitanti. Nell’Unione Sovietica una serie di avvenimenti quali un colpo di stato, una rivoluzione e una guerra portarono via il Natale dai calendari. Depennato dalle carte, ma non dalle memorie di un popolo – quello euroasiatico – che non volle mai dimenticarlo, neanche durante gli anni bui della dittatura. Dal 1947, i Sovietici poterono festeggiare solo il Capodanno che, per molti anni, rimase l’unico appiglio per ricordare a se stessi di essere uguali al resto del mondo oltre la cortina di ferro. La storia delle alterne vicende di queste festività, è raccontata dalla collezione di cartoline augurali di Boris Glazer, ingegnere elettronico, di Ekaterinburg – città Russa situata nel versante asiatico degli Urali – che ci apre le porte del suo armadio pieno di vecchie scatole di scarpe nelle quali conserva la sua raccolta.

Non trova strano che un ingegnere elettronico amante di software e programmazioni, come lei, sia un appassionato di cartoline natalizie che rappresentano l’albore delle moderne e-cards?

Potrebbe sembrare strano, ma non lo è. Ho cominciato a collezionarle quando ho ereditato quelle che mia nonna conservava. Ai suoi tempi non esistevano i cellulari né tanto meno internet e, per poter fare gli auguri ad amici e parenti sparsi in tutta l’URSS, non c’era altra possibilità che utilizzare queste cartoline.

Si tratta, quindi, di biglietti di auguri provenienti soprattutto dall’Unione Sovietica?

Sì, le mie ricerche si concentrano su queste, ne possiedo diverse migliaia a partire dagli anni Cinquanta fino al 1990 con qualche esemplare di epoca presovietica, diffuso prima del 1917. Non mi lascio comunque sfuggire l’occasione per cercare cards natalizie di altri paesi durante i miei viaggi. Amo i mercatini. Tra i miei preferiti: Portobello a Londra, El Rastro a Madrid e Portes de Vanves a Parigi.

Esistono differenze tra quelle provenienti dall’Unione Sovietica e quelle di altri Paesi europei?

La differenza principale è che quelle dell’Unione Sovietica sono cartoline di Capodanno. Questo perché il Natale – come altre festività religiose – venne soppresso dopo la Rivoluzione Russa poiché ritenuto un retaggio del capitalismo. Di conseguenza il primo giorno dell’anno nuovo rimase l’unica occasione di festa. Lei pensi che persino l’albero addobbato veniva chiamato “albero di Capodanno”. Solamente nel 1991, settantacinque anni dopo, il Popolo russo ricominciò a celebrare il Natale nel giorno del 7 gennaio – nove mesi esatti dopo l’annunciazione alla Vergine Maria – come indicato nel calendario Giuliano, usato nella Chiesa ortodossa.

Esisteranno delle differenze anche nei soggetti rappresentati….

Certamente. Il più popolare è il Babbo Natale russo che noi chiamiamo Ded Moroz, ovvero Nonno Gelo. Diversamente dal Babbo classico indossa un lungo cappotto chiamato shuba e stivali di feltro. L’altro soggetto altrettanto comune è Snegurochka, nipote di Ded Moroz. Rappresentata sia in versione bambina che in versione adulta, è una creatura spesso disegnata in compagnia di animali della foresta o di Nonno Gelo mentre distribuisce i regali ai bambini. Tra gli altri soggetti non può mancare l’orso, considerato un eroe positivo nel folklore russo poiché simbolo di forza e giustizia e la Troika, tipica slitta trainata da tre cavalli, anche se di quest’ultima esistono versioni fantasiose come slitte trainate da conigli e persino da shuttle! Non mancano bambini che giocano, alberi di natale, edifici o intere città addobbate.

…e il Capodanno, unico vero giorno di festa per moltissimi anni, come viene rappresentato sulle cartoline?

Solamente dal primo gennaio 1947 e per molti anni, il Capodanno divenne l’unica festività dal sapore natalizio. Prima di questa data anche il primo giorno dell’anno era considerato lavorativo come gli altri. Nelle cartoline veniva spesso rappresentato un orologio con le lancette ferme alle 11.55 e nella maggior parte dei casi veniva illustrato quello della torre Spasskaya del Cremlino, a Mosca. Si trattava di un modo velato per augurare al comunismo un futuro glorioso su tutta l’umanità.

Un mezzo propagandistico a tutti gli effetti, esistono altri casi?

Moltissimi, per esempio le cartoline che rappresentano il mondo aereospaziale. L’Unione Sovietica promosse e finanziò missioni spaziali diventando un Paese pioniere nel settore grazie a due primati: il lancio dello Sputnik e il primo uomo mandato nello spazio, Yuri Gagarin. Insomma una materia diventata orgoglio nazionale. La tecnologia aereospaziale divenne un soggetto di propaganda Sovietica che mirava a comunicare quanto la tecnologia comunista fosse in grado di andare oltre i confini dell’immaginazione.

Quindi anche le cartoline natalizie dell’Unione Sovietica sono legate a doppio filo con la storia di questo enorme Stato euroasiatico….

Si, ogni fase storica si rispecchia nelle grafiche, nello stile, nei colori. Conoscendo la storia dell’Unione Sovietica si possono rilevare piccole sfumature tipiche di ogni decennio.

Può farci qualche esempio?

Come ci insegna la storia, la nostra società è stata isolata dal resto del mondo per molti anni. Non arrivavano influenze dall’esterno e per questo si sono sviluppati dei linguaggi artistici propri. Tra le maggiori correnti non si possono dimenticare quella proletaria e il realismo socialista con le sue grafiche ricche di dettagli. Con la morte di Stalin ci fu un periodo di distensione grazie a Nikita Khrushchev. I russi poterono finalmente sentirsi meno isolati, ascoltare per radio il rock’n’roll e vedere film stranieri come I Magnifici Sette di Jhon Sturges e 8 e 1/2 di Federico Fellini. Le immagini delle cartoline degli anni Sessanta si fanno più astratte grazie alle influenze degli artisti del tempo che poterono essere ammirati anche oltre la cortina di ferro. Durante l’epoca definita di Stagnazione, sotto la guida di Leonid Bre_nev, le grafiche mutano ancora una volta, i caratteri internazionali più tipici vengono mescolati ai classici temi popolari russi e alla propaganda. Nasce così il gusto kitsch Sovietico.

Immagino che le tipografie fossero tutte filogovernative…

Prima della rivoluzione bolscevica del 1917, le cartoline erano come quelle vendute in qualsiasi altro Paese. Molte erano disegnate da illustratori russi, mentre altre venivano progettate e stampate in altre nazioni come la Francia e la Germania per poi essere sovrastampate con testi in cirillico una volta entrati in territorio russo. Verso la metà del XX secolo, il governo dell’Unione Sovietica provvide a stampare milioni di cartoline presso le fabbriche tipografiche di stato. Esistono, ma sono rarissimi, alcuni esemplari prodotti autonomamente dalle piccole botteghe.

Dove recupera i sui pezzi da collezione?

Questo genere di raccolta non è complicata. Il materiale si trova, basta avere un pizzico di fortuna, pazienza e un po’ di soldi per acquistare i pezzi più rari!

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