Palazzo da Mosto ospita un’esposizione, curata da Giordano Gasparini e Andrea Zamboni, dedicata ai grandi architetti che, nel corso del Novecento, hanno contribuito a costruire e trasformare la città di Reggio Emilia
Cooperativa Architetti e Ingegneri Reggio Emilia. Grattacielo di Reggio Emilia, 1953 (Foto di Renzo Vaiani ©Biblioteca Panizzi – Reggio Emilia)
A Palazzo da Mosto, fino all’8 febbraio 2026, apre un’esposizione dedicata ai grandi architetti che, nel corso del Novecento, hanno contribuito a costruire e trasformare la città di Reggio Emilia.
La mostra, dal titolo La costruzione della città moderna: gli archivi degli architetti del ‘900 a Reggio Emilia, è promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia e la Biblioteca Panizzi.
Un progetto, curato da Giordano Gasparini e Andrea Zamboni, che ripercorre l’evoluzione urbana della città, offrendo uno sguardo approfondito sugli archivi lasciati dai principali protagonisti dell’architettura e dell’urbanistica reggiana del secolo scorso.
Provengono dalle collezioni della Biblioteca Panizzi i disegni originali di Guido Tirelli, Pietro Cavicchioni, Prospero Sorgato, Carlo Lucci, Osvaldo Piacentini e della Cooperativa Architetti e Ingegneri e Antonio Pastorini. Sono inoltre esposti i materiali provenienti dagli archivi privati, resi disponibili dagli eredi di Eugenio Salvarani e Enea Manfredini.
Enea Manfredini. Arcispedale Santa Maria Nuova, Reggio Emilia, 1955 (Foto Stanislao Farri)
Non solo progetti e disegni tecnici, ma anche appunti, corrispondenze, fotografie, che si rivelano essenziali per comprendere a fondo il processo creativo, il contesto progettuale e le reti di relazioni degli architetti. Documenti che permettono di andare oltre l’opera finita, restituendo la figura dell’architetto nella sua interezza: progettista, insegnante, intellettuale, talvolta anche figura pubblica e politica.
“Dare attenzione agli architetti reggiani del Novecento – dice l’Assessore alla Cultura di Reggio Emilia, Marco Mietto – non può indurre a guardare al passato con nostalgia. Come ogni atto di una politica culturale pubblica, ha la funzione primaria di valorizzare un patrimonio che ci aiuta a capire la città, rispettarla e progettare con consapevolezza un futuro sostenibile, capace di affrontare sfide nuove, molte delle quali addirittura impensabili nel ‘900”.
Carlo Lucci. Condominio di via Sessi, vista di un interno, 1963
“La conoscenza e l’analisi di questo importante nucleo di archivi di architettura – concludono i curatori Giordano Gasparini e Andrea Zamboni – coinvolge autori che hanno operato nelle diverse fasi del Novecento e ci permette di leggere con continuità, senza interruzioni e con poche lacune l’evolversi dei progetti relativi a Reggio Emilia e alla nascita della città contemporanea.
Dal tardo liberty di Guido Tirelli, al passaggio dall’eclettismo al razionalismo di epoca fascista di Prospero Sorgato e Pietro Cavicchioni, al Razionalismo maturo e monumentale di Enea Manfredini, fino all’esperienze del dopoguerra di Carlo Lucci, della Cooperativa architetti e Ingegneri e dei suoi protagonisti, quali Osvaldo Piacentini, Antonio Pastorini e Eugenio Salvarani, portando con sé pure i sentiti dibattiti e confronti che hanno accompagnato la storia dell’architettura internazionale nel Novecento”.
Franco Albini, Franca Helg, Enea Manfredini, Quartiere Ina – Casa Rosta Nuova, via Wybicki (1956 – 1961)
Tra i tanti progetti ricostruiti attraverso i materiali di archivio si segnalano la risistemazione dell’Hotel Posta e del Teatro Ariosto (Tirelli), il Mercato Coperto e il Cimitero Monumentale (Sorgato), Villa Ferretti (Cavicchioni), il Cinema Ambra e l’intervento Della Robbia (Lucci), il Seminario, i quartieri INA Casa di via Wybicki e di Via Bismantova (Manfredini), Coop1 e il cosiddetto Grattacielo (Coop. Architetti e Ingegneri), la sede Max Mara di via F.lli Cervi e Palazzo Caminati (Pastorini e Salvarani).
Prospero Sorgato, il Mercato coperto appena terminato e in costruzione, 1927
Nel percorso di mostra, sono allestite le opere di due artisti reggiani di caratura nazionale. La scultura dell’artista Graziano Pompili, che domina il cortile del palazzo, è parte della serie Poeticamente abita l’uomo, un ciclo avviato nei primi anni Novanta, in cui l’autore affronta il tema dell’abitare attraverso varie declinazioni della casa, intesa come forma archetipa, porto sicuro e tensione all’assoluto. Nella prima sala di mostra, è collocata invece Greetings from, tela a olio su laser di Angelo Davoli, gentilmente concessa in prestito dall’Archivio Angelo Davoli. L’opera offre una riflessione sui nostri luoghi comuni, sia fisici che mentali e, attraverso una mimesi tra reale e immaginario, propone una nuova idea di città in cui le coordinate spazio-temporali si dissolvono, restituendola sotto forma di obsoleta cartolina.
L’esposizione, è accompagnata da un catalogo pubblicato da Edizioni thedotcompany, con la prefazione di Marco Massari e i testi, tra gli altri, di Margherita Guccione, Andrea Zamboni, Giordano Gasparini, Laura Gasparini, Alessandro Gazzotti, gli approfondimenti dedicati ai singoli archivi e un ricco apparato iconografico.
Antonio Pastorini e Eugenio Salvarani. Stabilimento Max Mara, Reggio Emilia, 1961 (Foto Stanislao Farri, FBP)
Scheda tecnica mostra:
Titolo: La costruzione della città moderna: gli archivi degli architetti del ‘900 a Reggio Emilia
Dove: Palazzo da Mosto, Via Giovanni Battista Mari 7, 42121 Reggio Emilia RE
Quando: fino all’8 febbraio 2026
Orario: Venerdì: 10-13 e 15-19, Sabato, domenica: 10-19
Biglietti: Intero: 10 euro, ridotto: 8 euro
Info: tel. 0522 444446 email: info@palazzomagnani.it sito: www.palazzomagnani.it


