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Dietro le quinte. La preziosa collezione di Augusto Grilli

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TEATRINI TRIDIMENSIONALI

Dietro le quinte. La preziosa collezione di Augusto Grilli

di Domizia Daliapubblicato su COLLEZIONARE aprile/maggio 2016

Le splendide realizzazioni di modellini tridimensionali di teatrini, per uno “spettacolo fantasmagorico pieno di trasformazioni e voli”

Teatrino Epinal,fête foraine, scenografia luna park, fine Ottocento, carta-cartone

Gli spettacoli delle marionette, da molti considerati erroneamente di serie B, hanno appassionato fin dall’epoca degli antichi Greci i personaggi più colti ed illustri. Senza mai perdere la loro forza ed il loro carisma, queste messe in scena si sono diffuse attraverso i secoli nelle corti di tutta Europa tanto che nel Settecento le famiglie nobili presero l’abitudine di organizzare spettacoli nei propri palazzi studiandone nei minimi particolari copioni, costumi, addobbi di scena, insomma tutta la mise-en-scène. Addirittura l’intera struttura e le quinte venivano commissionate a scenografi di rilievo che si dilettavano a riprodurre in piccolo, le loro idee artistiche da mettere in scena nei più prestigiosi teatri. Si tratta di vere e proprie maquette – ovvero modellini tridimensionali – realizzate con estro. Queste originali opere d’arte, come altri oggetti preziosi, davano lustro alle nobili casate e per questo erano conservate gelosamente e collezionate. Tra i più begli esempi il teatrino dei Borromeo oggi esposto nella Residenza Madre. Il difficile recupero di queste scenografie non ha ostacolato i numerosi intenditori disposti a sborsare cifre consistenti pur di possederle. Tra i molti abbiamo intercettato Augusto Grilli, ingegnere torinese, appassionato fin da giovanissimo all’arte del teatro che nel corso della sua vita è riuscito a mettere in piedi una raccolta tra le più complete di quasi ventimila pezzi, comprendenti marionette, burattini, ombre e scenografie di diverse epoche provenienti da tutto il mondo. Di questa enorme collezione una sezione è dedicata proprio ai teatrini e alle loro quinte.

Riuscire a mettere insieme una quantità di pezzi così importante avrà richiesto molto tempo, si ricorda quando ha iniziato?

Ho cominciato all’età di sei anni. Lo posso affermare con certezza perché il primo teatrino mi fu regalato nel Natale del 1956. Da quel momento ho sempre cercato di mettere da parte tutto quello che potevo per acquistarne altri.

La sua collezione è quindi iniziata un po’ per gioco, ma con il tempo si è impreziosita di pezzi importanti…

Arricchendo le mie conoscenze, i miei gusti si sono affinati e ho cominciato a selezionare gli oggetti migliori. La mia preferenza è sempre andata verso il teatrino con le marionette, più strutturato rispetto alla baracca dei burattini. Ho cercato, così, le produzioni realizzate dalle famiglie di marionettisti e burattinai più famose come quelle dei Lupi di Torino e dei Colla di Milano che in assoluto sono tra i più richiesti da noi collezionisti. La storia di questi spettacoli è antichissima e la sua collezione vanta pezzi di diverse epoche… La mia raccolta è composta anche da esemplari che risalgono al 1780. Storicamente i primi spettacoli con marionette venivano fatti già intorno all’anno mille a.C., ma ritroviamo fonti certe nei testi di Aristofane e Plauto, che ne parla nei suoi racconti. Queste esibizioni erano molto apprezzate e continuarono ad esserlo anche durante il Medioevo, periodo nel quale le marionette venivano utilizzate perfino dai cristiani nelle rappresentazioni sacre all’interno delle chiese. Ma è nel Settecento che queste esibizioni ebbero il loro periodo d’oro, entrando nei palazzi nobiliari delle famiglie più importanti. Tra i più bei teatrini che conosco vi è quello conservato a Venezia a Ca’ Rezzonico. Lo stesso Goldoni nei Mémoires, ricorda che da piccolo in questa casa giocava con un teatrino, probabilmente molto simile a quello esposto.

Osservando i suoi teatrini colpisce la maestria nell’esecuzione, queste scenografie sono opera di artisti di rilievo?

Per quanto riguarda le scenografie bisogna fare una distinzione, quelli realizzati dalle famiglie di burattinai erano decisamente più poveri, molto naïf e spesso completamente prive del senso della prospettiva. Mentre i fondali preparati per le grandi famiglie di marionettisti, come quelli che le citavo prima, venivano realizzati dai importanti scenografi del teatro d’Opera, come i Morgari o i Galliari.

Immagino che questi pezzi unici già molto preziosi all’epoca, siano oggi molto difficili da scovare…

Certo. Le famiglie proprietarie hanno sempre custodito gelosamente i loro cimeli. Inoltre molti pezzi sono andati distrutti nel tempo, soprattutto le quinte dipinte a tempera o a olio su carta, materiale altamente deperibile. Diversi anni fa ho acquistato teatrini molto pregiati, ma oggi è pressoché impossibile trovarne sul mercato antiquario. Ricercatissimi sono anche i teatrini con le scenografie complesse, ovvero quelle che grazie a macchinari e trucchi proponevano degli effetti speciali, anticipati alcune volte nelle locandine con frasi come: “spettacolo fantasmagorico pieno di trasformazioni e voli”.

Più facili da trovare sono invece quelli stampati, diffusi nella seconda metà dell’Ottocento…

Certamente. In quel periodo la moda di avere un teatrino in casa era molto diffusa. Le stamperie rinomate di Epinal, cittadina nel nord della Francia, cominciarono a produrre fogli stampati con i teatrini e le loro scenografie da ritagliare e incollate su cartone. Tra le stamperie più importanti e ricercate possiamo citare quella di Pellerin.

Anche in Italia venivano stampati teatrini di questo genere?

Tre erano le stamperie più rilevanti nel nostro Paese: Stella, L’Aquila e Giore. Verso la fine dell’Ottocento iniziano anche a diffondersi i teatrini giocattolo, più contenuti nelle dimensioni e sicuramente più spartani.

Nel Novecento anche numerose correnti artistiche hanno prestato la loro creatività al mondo delle marionette e dei burattini, passando da quelle futuriste di Depero a quelle di Renato Guttuso o di Enrico Baj. Escludendo questi particolari esempi le scenografie si rifacevano perlopiù alle opere più tradizionali?

I grandi classici sono sempre stati i più apprezzati. Per esempio possiedo un teatrino Lauro molto grande. Sono riuscito a trovarlo quasi intatto tranne che per qualche fondale andato distrutto durante la Grande Guerra. Tra quelli recuperati vi sono i fondali che rappresentano l’Egitto dell’Aida di Giuseppe Verdi.

Quali sono i teatrini e le scenografie che preferisce, e le più originali?

Amo molto quelle costruite perché rispettano meglio la tridimensionalità, per esempio se si ha bisogno di una scala deve esserci fisicamente e non deve essere dipinta. Tra quelle che possiedo le più simpatiche, originali e molto lontane dallo stile classico sono le scenografie Saviozzi per il teatro dei burattini.

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