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Apre il nuovo Museo Ottocento Bologna

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BOLOGNA, DAL 20 APRILE

Apre il nuovo Museo Ottocento Bologna

Una collezione permanente di 85 opere di maestri bolognesi, con sede in piazza San Michele, illustra le principali correnti e tendenze espressive del “secolo lungo”. Il nuovo Museo sarà un centro di ricerca e di formazione e organizzerà mostre temporanee ed eventi

Coriolano Vighi, Paesaggio, 1899, pastello su carta, 40×52 cm

Sta per nascere una nuova istituzione dedicata alla pittura bolognese dell’Ottocento e del Novecento. È il Museo Ottocento Bologna, che avrà sede in piazza San Michele 4/C, davanti a Corte Isolani, su Strada Maggiore, asse che collega il Museo internazionale e biblioteca della Musica, il Museo Davia Bargellini, Casa Morandi e il Museo Civico del Risorgimento.

Il nuovo Museo verrà ufficialmente inaugurato giovedì 20 aprile alle 18 e sarà costituito da 12 sezioni espositive con una collezione permanente di 85 opere divisa per nuclei tematici, tra dipinti a olio, acquerelli, disegni e bozzetti, che documenta le principali correnti stilistiche del “secolo lungo” visto dagli artisti dell’area bolognese.

 

Museo Ottocento Bologna è patrocinato dal Comune di Bologna e va ad arricchire il percorso espositivo cittadino dedicato all’800 e al ‘900. La nuova realtà si inserisce in un progetto di respiro nazionale con l’obiettivo di dialogare con le principali istituzioni italiane, aggiungendosi a musei già affermati come il Museo Giovanni Boldini e il Museo dell’Ottocento di Ferrara, il Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno, il Museo Revoltella di Trieste, la GAM – Galleria d’Arte Moderna di Milano, il Divisionismo Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, nato nel 2001, e il Museo dell’Ottocento Fondazione Di Persio-Pallotta di Pescara, di recente apertura. Oltre alla collezione permanente, Museo Ottocento Bologna organizzerà incontri aperti al pubblico, conferenze, giornate di studi e mostre temporanee.

Fabio Fabbi, Pescatrici sull’Arno alla Casaccia di Bellariva, 1887 (giugno), olio su tela, 43×32 cm

Grazie ai già acquisiti Archivio Fabio Fabbi e Archivio Emilio Oliviero Contini, Museo Ottocento Bologna non sarà solo una sede espositiva ma anche un centro di ricerca. Accoglierà specializzandi e organizzerà studi sui fondi che detiene. Ogni anno, con i ricavi del Museo verrà assegnata una borsa di studio agli studiosi del settore per promuoverne attività e ricerche. Il Museo, che non ha scopo di lucro, perseguirà finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e il suo principale obiettivo sarà quello di tutelare, conservare, valorizzare e promuovere fondi artistici, librari, archivistici e qualsiasi altra testimonianza sull’attività degli artisti, specialmente felsinei, nati tra il XIX e il XX secolo e facenti parte delle correnti artistiche che si espressero tra l’Ottocento e il Novecento. Il Museo attiverà tirocini formativi con l’Università di Bologna per far conoscere il patrimonio artistico dell’Ottocento e Novecento bolognese. Infine, l’iniziativa Amici del Museo Ottocento Bologna consentirà ai soggetti interessati di supportare le attività artistiche e i programmi culturali dell’istituzione.

 

Il percorso espositivo del Museo Ottocento Bologna inizia intorno alla metà del secolo, scandagliando gli sviluppi artistici del territorio attraverso opere di artisti bolognesi come Giovanni Paolo Bedini, Luigi Busi, Fabio Fabbi, Mario De Maria, Alfredo Protti e tanti altri.

Andrea Besteghi, Cimabue e Giotto, 1860, olio su tela, 185×135 cm

La pittura di storia e di impostazione accademica è ben rappresentata dal dipinto di Andrea Besteghi (1817-1869) Cimabue e Giotto, esposto alla prima edizione delle Esposizioni della Società Protettrice di Belle Arti che illustra il famoso incontro tra i due grandi artisti. Si passa al gusto per la “pittura pompeiana”, così diffuso al tempo, che trova il suo mirabile interprete in Luigi Bazzani (1836-1927): l’artista visitò Pompei e ancora oggi è celebre per i suoi acquerelli. Dell’autore sono esposti due raffinati dipinti a olio: Il foro a Pompei, scena romantica con una coppia a passeggio e l’immancabile Vesuvio fumante sullo sfondo e Figura pompeiana, caratterizzato da un malizioso sensualismo. Il percorso prosegue con un accenno alla moda dell’epoca per le scene ispirate al Settecento, diffusa dal mercante francese Adolphe Goupil. Questa tendenza di guardare al passato con l’occhio del collezionismo, può ben essere riassunta dall’opera di due artisti come Alfonso Savini (1836- 1908) e Giovanni Paolo Bedini (1844-1924), artisti che hanno spesso ritratto personaggi “in costume”. Ne sono un esempio il Bevitore oppure La veste nuova di Bedini, dipinto, quest’ultimo, esposto alla mostra della Società Protettrice di Belle Arti nel 1873, oppure La serenata, capolavoro di Savini.

 

Dalla pittura di storia alla rappresentazione dal vero: i bolognesi protagonisti di questa svolta furono Luigi Busi (1837-1884), Raffaele Faccioli (1845-1916) e Luigi Serra (1846-1888), di cui vengono presentate opere emblematiche. Ci sono i due capolavori inediti di Busi, Il Paggio e la Duchessa, esposto alla Società Protettrice di Belle Arti nel 1862, che vede una donna aristocratica in un interno arricchito di dettagli sorprendenti: un vaso in avorio con il bassorilievo di elefante, mazzi di fiori, pappagallini… oppure l’acquerello de Le gioie materne, bozzetto dell’omonimo famoso dipinto che fece conoscere Busi ben fuori dai confini regionali. Amico fraterno di Busi, e suo sodale durante il suo periodo romano, fu Raffaele Faccioli, di cui è esposto Concerie in via Capo di Lucca, dipinto intriso di divertimento e ironia. Chiude la sezione un raro olio di Luigi Serra di cui il Museo conserva, peraltro, un fondo di quarantasette disegni a documentare la produzione dell’artista.

Alfredo Savini, La raccolta delle albicocche, s.d., olio su tela, 49×65 cm

Sulla scia di un inedito interesse per il Naturalismo, coevo a quello dei toscani Macchiaioli, a Bologna si affermano Coriolano Vighi (1845-1905), Alessandro Scorzoni (1858-1933) e soprattutto Luigi Bertelli (1833-1916), originario di San Lazzaro, che, da autodidatta, rivoluzionò la pittura bolognese da lì in poi. Coriolano Vighi non lavorò mai en plein air, la sua fu una natura prettamente immaginata e pensata nell’interno dello studio. La sezione espone l’imponente Paesaggio ad olio e un delicato Paesaggio a pastello – tecnica prediletta dall’artista – realizzato nel 1899. Vighi fu ammirato e conosciuto anche all’estero, realizzando opere perfino per gli Zar di Russia.

Alessandro Scorzoni, che visse in povertà, è presente con due opere centrali nella sua produzione: Sul Greto del Savena del 1932 e La mia famiglia. Protagonista del nuovo modo di sentire la natura fu tuttavia Luigi Bertelli, di cui è esposta la tela Alba in pineta.

Avvicinandoci alla fine del secolo (Fin de Siècle), con la maturazione di nuovi gusti e sotto la spinta di una poderosa rinascita economica, a Bologna emergono artisti come Fabio Fabbi (1861-1945), il budriese Augusto Majani (1867-1959), Alfredo Savini (1868-1924) e altri. La sezione è composta da numerosi capolavori che ben illustrano l’agio, le possibilità e la spensieratezza di un’epoca. Tra questi spicca un “cammeo”: il dipinto ad olio del triestino Marcello Dudovich (1878-1972) che si ritrasse nello studio di fronte a piazza San Domenico insieme alla futura moglie Elisa Bucchi.

Luigi Busi, Il paggio e la duchessa, 1862, olio su tela, 99×73 cm

Un altro tema interessante è quello dell’Orientalismo, che ebbe importanti echi sia nell’arredamento che nella moda del tempo. Tra gli artisti che ben intercettarono la tendenza ci furono Alberto Pasini (1826-1899), Fausto Zonaro (1854-1929) e i fratelli Alberto (1858-1906) e Fabio Fabbi (1861-1945) che mutuarono la propria passione dai frequenti viaggi in luoghi esotici.  La sezione si apre con un acquerello recentemente riscoperto di Alberto Fabbi, La venditrice di fiori che reca curiosamente un cartiglio dei magazzini “Abraham & Straus” di Brooklyn, segno che l’artista, dall’Egitto, dove risiedette per diversi anni, inviò opere in tutto il mondo. C’è anche il grande dipinto La stanza del piacere di Fabio Fabbi, che riprende volutamente un’opera del pittore Hermann Fenner-Behmer (1866- 1913) dal titolo Nonchalance, esposta alla Grosse Berliner Kunstausstellung del 1907. L’opera di Fabbi è caratterizzata da potente esotismo e sensualità.

La sezione dedicata al Simbolismo comprende opere fondamentali per lo sviluppo della corrente a livello nazionale. L’alunna, di Mario De Maria, opera che apre la sezione, rappresenta visivamente una poesia di Gabriele D’Annunzio contenuta nella raccolta Isaotta Guttadauro (1886). Il dipinto a olio su seta nera a forma di ventaglio, con la dedica a Vera Angeli, moglie del critico d’arte Diego Angeli, rappresenta i Giardini di San Lorenzo, sede della Biennale di Venezia, di cui De Maria fu tra i fondatori. Mentre il dipinto Pomeriggio di un fauno (Sinfonia bionda), esposto alla Biennale del 1909, si ispira al poema del simbolista Stéphane Mallarmé Il pomeriggio di un fauno (1876) che fu uno dei manifesti del Simbolismo mondiale oltre che riecheggiare il Prélude à l’après-midi d’un faune (1891-94) di Claude Debussy. Un altro importante autore, soprattutto per Bologna, è Augusto Sezanne (1856-1935), che ideò, nel 1888, l’effige dell’Università in occasione dell’VIII Centenario dell’Alma Mater, e di cui sono esposti tre capolavori: Calle venezianaFaro della Laguna e La settimana della passione. Si segnalano anche le due opere simboliste: Serenata, di Raffaele Faccioli (1845-1916) e I sette vizi capitali, del già citato Fabio Fabbi.

Marcello Dudovich, Autoritratto con Elisa Bucchi in Piazza San Domenico, 1899-1901 olio su tela applicata su compensato, 55,5×36 cm

Una rappresentanza della Secessione (termine che indicava una “rottura” con il passato: la prima fu a Vienna nel 1897, poi a Monaco e così nelle maggiori città europee, tra cui Roma: 4 edizioni tra il 1913 e il 1916) si può rintracciare nel lavoro degli artisti bolognesi Carlo Corsi (1879-1966), Emma Bonazzi (1881-1959), Alfredo Protti (1882-1949), Guglielmo Pizzirani (1886-1971), Garzia Fioresi (1888-1968), Giovanni Romagnoli (1893-1976). Nella sezione sono presenti tre significativi autoritratti di Alfredo Protti, Guglielmo Pizzirani e Giovanni Romagnoli. Emma Bonazzi (1881-1959) fu tra le artiste più importanti del “Déco bolognese”. A rappresentare la sua arte, che fu influenzata da Egon Schiele e Gustav Klimt è l’opera La giovinezza.

Trovano posto nel percorso di mostra anche alcune opere a sfondo religioso, come l’Ecce Homo di Fabio Fabbi, in cui il volto emaciato di Cristo emerge potente dalle tenebre, e la sezione dedicata alla ritrattistica, inaugurata dal Ritratto della moglie di Alessandro Scorzoni (1858-1933). Degno di nota è anche lo Zuavo di Alberto Fabbi (1858-1906), un artista che si specializzò in ritrattistica celebrativa, come nella serie dei Ritratti dei Bolognesi illustri (1896-1900). La sezione è arricchita da numerose altre opere, come il Ritratto della Signora Clara Pasquini di Antonio Maria Nardi (1897-1973) o la serie dedicata ai personaggi dell’arte di Gino Marzocchi (1895-1981) che vede un Giorgio Morandi sagacemente sottoposto a giudizio dallo stato maggiore dell’arte degli ultimi secoli. Tra le figure si riconoscono Leonardo Da Vinci, Tiziano, Giorgione, Raffaello, Michelangelo, Perugino e Caravaggio e gli autorevoli storici dell’arte Giulio Carlo Argan, Lionello Venturi e Roberto Longhi.

 

Luigi Bazzani, Il Foro a Pompei, s.d., olio su tela, 51×76 cm

SCHEDA TECNICA

Titolo: Museo Ottocento Bologna

Dove: Bologna, Piazza San Michele 4/C

Quando: Dal 20 aprile

Apertura: Martedì-domenica, 10-19

Ingresso: Biglietto intero 10 €, ridotto 7 €

Info: info@mobologna.it

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