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Antonio Ligabue

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TRIESTE DALL’8 NOVEMBRE AL 18 FEBBRAIO 2024

Antonio Ligabue

Per la prima volta in Friuli Venezia Giulia, la mostra di Antonio Ligabue. Un’antologica con oltre 60 opere che racconta uno degli artisti più straordinari e commoventi del Novecento. Al Museo Revoltella – Galleria d’Arte Moderna

Antonio Ligabue, Autoritratto con sciarpa rossa s.d., (1952- 1962) Olio su tavola di faesite, cm 91×74,5. Collezione privata

Antonio Ligabue Nudo di donna , s.d. (1929- 1930) Olio su tavola di compensato cm 25×15. Collezione privata

Oltre 60 opere tra oli, disegni e sculture saranno protagoniste, al Museo Revoltella di Trieste dall’8 novembre fino al 18 febbraio del 2024, della prima mostra antologica dedicata ad Antonio Ligabue in Friuli Venezia Giulia, il racconto della vita e dell’opera di un uomo che ha fatto della sua arte il riscatto della sua stessa esistenza. Antonio Ligabue, uno degli artisti italiani più umani e commoventi del Novecento, con la sua vita così travagliata, escluso dal resto della sua gente, legato visceralmente al mondo naturale e animale e lontano dal giudizio altrui, riuscì a imprimere sulla tela il suo genio creativo; un uomo, talmente folle e unico, che con la sua asprezza espressionista riesce ancora oggi a penetrare nelle anime di chi ammira le sue opere. Con le sue pennellate così corpose, sfuggenti e cariche di sentimenti ardenti, Antonio Ligabue – con i paesaggi, i galli, le fiere e gli intensi e numerosi autoritratti – ha dipinto l’esperienza originaria dell’uomo; la sua arte porta in sé la visione di una forza interiore, la dimensione della memoria.

Antonio Ligabue, Autoritratto con spaventapasseri, s.d. (1955- 1956), Olio su tavola di faesite cm 70×50. Collezione privata

Artista visionario, autodidatta e sfortunato, entrò nell’animo del grande pubblico perché capace di parlare con immediatezza e genuinità a tutti, a chi ha gli strumenti per capirne il valore storico-artistico, così come a chi semplicemente gode della bellezza assoluta delle sue opere.“ Ligabue non può non sorprendere, non sgomentare, e non convincere con lo spettacolo sbalorditivo di questa sua tenebrosa violenza e magica perizia di pittore che sa darci in un unico impasto l’ordine e il disordine dell’uomo nel creato”. 

È così che il critico Giancarlo Vigorelli descrive Ligabue in occasione della mostra alla Galleria Barcaccia di Roma nel 1961. Segnato da una vita tormentata, visse un’inquietudine inesorabile, un disadattamento personale che riesce a superare solo dipingendo, una fuga dall’inferno di una realtà che non lo accoglie mai mai e lui stesso non comprende, si sente escluso da una società creata dagli uomini, vive una solitudine senza appigli che scongiura solo attraverso la pittura. L’arte entra nella vita di Ligabue a partire dall’infanzia, come lenitivo per uno stato di disagio e di dolore profondo, un balsamo per alleviare la drammaticità della sua condizione umana.

Per Ligabue l’unico rifugio diventa il colore: più l’anima è straziata, più i colori diventano brillanti il suo animo soffocato dal dolore si libera dagli incubi che ha dentro creando dei capolavori. Non stupisce dunque che il pittore sente la necessità di riprodurre la propria immagine più volte, come a voler dare prova della loro esistenza, un tentativo estremo di allontanare la condizione di esasperata emarginazione, una muta preghiera di essere guardato. I soggetti sono spesso ripetuti più e più volte ma, come scrive Marzio Dall’Acqua, rappresentano i fermo immagine di un unico racconto: “molte opere sembrano uguali, si pensi ai pollai o alle lotte di galli apparentemente tutti uguali, che costituiscono invece un’interminabile sequenza di uno scontro che non ha fine e proprio per questo diviene più angoscioso, più alienante anche per chi guarda le opere”. 

Una storia umana e artistica straordinaria e unica, che negli anni ha appassionato migliaia di persone, tanto da essere diventato addirittura protagonista di film e sceneggiati televisivi, sin dagli anni ’70. Memorabile lo sceneggiato RAI di Salvatore Nocita del 1977 con Flavio Bucci, così come il recente film “Volevo nascondermi” del 2020 di Giorgio Diritti con la magistrale interpretazione di Elio Germano. 

Tutto questo è raccontato perfettamente in un percorso cronologico, curato da Francesco Negri e Francesca Villanti. Seguendo una ripartizione cronologica, sono narrate le diverse tappe dell’opera dell’artista a partire dal primo periodo (1927-1939), quando i colori sono ancora molto tenui e diluiti, i temi sono legati alla vita agreste e le scene con animali feroci in atteggiamenti non eccessivamente aggressivi; pochissimi gli autoritratti. Il secondo periodo (1939-1952) è segnato dalla scoperta della materia grassa e corposa e da una rifinitura analitica di tutta la rappresentazione. Il terzo periodo (1952-1962) è la fase più prolifica in cui il segno diventa vigoroso e continuo, al punto da stagliare nettamente l’immagine rispetto al resto della scena. È densa in quest’ultimo periodo la produzione di autoritratti, diversificati a seconda degli stati d’animo.

Tra i capolavori esposti vi sono Carrozzella con cavalli e paesaggio svizzero (1956-1957),Autoritratto con sciarpa rossa(1952- 1962) e Ritratto di Marino(1939- 1952), accanto a una sezione dedicata alla produzione grafica con disegni e incisioni quali Iena (1952-1962)e Cavallo con asino(1952-1962) e una sezione sulla sua incredibile vicenda umana.

Scheda

Titolo: Antonio Ligabue

Dove: Museo Revoltella, Galleria d’Arte Moderna, Via Armando Diaz, 27.

Orari: Da lunedì a domenica 9-19. Chiuso il martedì.

Ingresso: mostra+museo euro 15, rid. euro 13

Quando: Dall’8 novembre al 18 febbraio 2024

Info:+39 040 982781, revoltella@comune.trieste.it – www.museorevoltella.it – www.discover-trieste.it

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