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RACCOLTA LERCARO Aroldo Bonzagni e il suo tempo

In ottemperanza al DPCM del 3 novembre 2020 la Raccolta Lercaro è CHIUSA dal 6 novembre fino a nuovo aggiornamento. Sul sito e sui canali social del museo saranno attivate tutte le iniziative possibili per rendere fruibile la collezione permanente e il focus espositivo Aroldo Bonzagni e il suo tempo.


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PARTICOLARE DI: Aroldo Bonzagni, Cavalieri, [1912], tecnica mista su tela

Quando, nella primavera 2019, la Raccolta Lercaro ha deciso di procedere al restauro della grande tela Cavalieri antichi di Aroldo Bonzagni (1887-1918) – una tra le opere più interessanti e meno note del nucleo storico della collezione – l’idea di doversi confrontare di lì a breve con una pandemia mondiale non era nemmeno nell’aria.

Da allora ad oggi un anno e mezzo è passato e molte cose sono cambiate: non solo negli equilibri collettivi, ma anche e soprattutto in seno alle riflessioni personali che ciascuno nutre in sé.

L’idea di offrire al pubblico la fruizione di una singola opera tornata a nuova vita si è quindi trasformata in desiderio di aprire la proposta espositiva a una dimensione più ampia, di allargarne il respiro per assolvere a ciò che la cultura ha il dovere di fare, tanto più in periodi come quello attuale: ripercorrere le vicende di chi ci ha preceduto per capire secondo quali prospettive e scelte uomini uguali a noi, prima di noi, hanno affrontato il problema della fragilità dell’uomo.


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PARTICOLARE DI: Aroldo Bonzagni, Studi, sd, matita e china su carta, particolare del retro


L’intenzione è dunque quella di offrire uno spaccato su un periodo della storia altrettanto delicato quanto quello presente: l’inizio del XX secolo, tra Grande Guerra, tentativi di riscatto e rinnovamento a livello espressivo e il dramma dell’epidemia di influenza “Spagnola” (1918-20).

Il centro di tutto rimane lui, Aroldo Bonzagni, di cui la Raccolta Lercaro conserva un piccolo corpus composto da tre opere donate negli anni Settanta della sorella Elva, prima direttrice del museo, e da alcune acquisizioni recentissime: otto cartoline e un foglio fronte/retro che reca strepitosi studi di figure in movimento tracciati prima a matita poi a china.

Bonzagni meritava questo omaggio da parte del museo: ricordato quasi sempre per la sua adesione al primo Manifesto dei Pittori futuristi (febbraio 1910), è in realtà molto di più. È un artista europeo, modernissimo, capace di osservare la realtà del suo tempo con quell’ironia acuta e intelligente che è propria di chi sa che il riso vero non è mai disgiunto dalla riflessione introspettiva.

La sua produzione – composta da pitture, disegni e illustrazioni di matrice politica e pubblicitaria – mostra una cifra stilistica personalissima e autonoma, caratterizzata da un segno vibrante e da un’impostazione influenzata dall’espressionismo e dalla conoscenza degli esiti secessionisti.

Attorno a lui, altri grandissimi protagonisti che hanno vissuto e condiviso le sperimentazioni di quella stagione culturale: Umberto Boccioni, Anselmo Bucci, Arturo Ciacelli, Marcello Dudovich, Leonardo Dudreville, Achille Funi, Romolo Romani, Luigi Russolo, Lorenzo Viani. Più Giacomo Balla e Adolfo Wildt, già documentati in permanente, oltre a riviste, manifesti e cataloghi capaci di offrire un assaggio di quel clima culturale di inizio Novecento.

Il percorso di Bonzagni si interrompe improvvisamente il 30 dicembre 1918: quell’ironia imparentata con l’amarezza e la fragilità che, per tutta la vita, l’artista ha cercato ed espresso, sul finire dell’anno prende le forme della Spagnola, volteggia su di lui per un’ultima volta e se lo porta via come un tesoro prezioso.

La morte non ha reso meno potente la lezione contenuta nelle sue opere: saper guardare alle cose andando al di là del visibile, con la consapevolezza che riso e pianto sono, in ugual misura, parte della vita.



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PARTICOLARE DI: Aroldo Bonzagni, Il pulpito, [1916], acquerelli e matita su carta





 

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