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I bijoux delle feste

L’importante raccolta di  Maria Teresa Cannizzaro, esperta collezionista di bijoux Americani, autrice di numerose pubblicazioni sul tema e curatrice di mostre importanti. La fortuna della “custom jewelry” prodotta dalle più importanti maison americane, molte delle quali di origine italiana. Dopo l’unificazione dell’Italia e la caduta della Corte Borbonica infatti, molti artigiani meridionali ritrovatisi senza committenti, esportarono il loro talento in America dando vita a famosi marchi di bigiotteria


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PARTICOLARE DI: Casa con slitta mobile. Spilla, Stati Uniti, 1950a., metallo dorato, smalto policromo.

Negli Stati Uniti d’America è consuetudine indossare un bijou a tema durante le festività natalizie. Una tradizione diventata democratica a partire dalla fine degli anni Venti, quando rinomati artigiani italiani – migrati a Providence nello stato Rhode Island – decisero di creare con materie prime povere bigiotteria di altissimo livello. Questi Bijoux, oggi diventati famosi in tutto il mondo e oggetto di ricerca da parte di moltissimi collezionisti, hanno una storia davvero affascinante che non si limita al singolo esemplare. Una storia capace di narrare il genio creativo Italiano. A raccontarci tutto questo è Maria Teresa Cannizzaro, esperta collezionista di bijoux Americani, autrice di numerose pubblicazioni sul tema e curatrice di mostre importanti, come l’ultima in corso, aperta fino al 16 febbraio 2020 intitolata “Brillanti Illusioni: tradizione e moda nei bijoux americani”, presso il Museo e Pinacoteca Diocesani di Imola e delle Carrozze.


Professoressa Cannizzaro, Lei è diventata uno dei punti di riferimento in Italia per quanto riguarda i bijoux americani vintage. Quando ha cominciato a collezionarli e a studiarli?
A partire dall’inizio degli anni Ottanta ho iniziato a recarmi in America con una certa regolarità. Durante il mio primo Natale passato a New York ho ricevuto in regalo una spilla a forma di albero; così ammaliata e incuriosita da questo piccolo capolavoro, ho cominciato a studiare l’argomento approfondendo non solo la storia, ma anche gli usi e i costumi degli americani. Ho compreso subito quanto per questi Yankees indossare fin dal primo giorno dell’Avvento un simbolo natalizio fosse una tradizione e un portafortuna. Così ho incominciato a selezionare questi oggetti e a raccoglierli.

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PARTICOLARE DI: Grande corona natalizi. Spilla punzonata Coro, Stati Uniti, 1950 ca., metallo dorato, smalto verde e rosso.

Dopo molti anni di ricerca, che cosa comprende la sua collezione?
Tutti bijoux americani d’epoca. Una collezione che raccoglie moltissimi pezzi spesso suddivisi in sottocategorie date dal tema del gioiello. Quindi non parliamo solo di esemplari natalizi, ma anche dedicati alla Pasqua, al San Valentino, alla festa della Mamma, ad Halloween e così via. La cosa che mi preme sottolineare è che oltre all’oggetto bello in sé, questi esemplari sono l’espressione del genio italiano, capace di imporsi sul mercato americano e fare scuola. Una collezione che vuole dimostrare come la creatività italiana è stata capace di produrre gioielli democratici, per tutte le donne. Una raccolta che sottolinea anche la realizzazione del cosiddetto “sogno americano”.

In effetti in pochi sanno che i bijoux americani sono stati creati da migranti italiani che all’inizio del Novecento hanno deciso di tentare la fortuna nel Nuovo Mondo…
Esattamente. Dopo l’unificazione dell’Italia avvenuta nel 1861, la caduta del regno delle due Sicilie, della Corte Borbonica, molti artigiani meridionali abituati a lavorare per la corte ed i nobili, si sono ritrovati senza committenti. Così hanno deciso di esportare il loro know-how – come diremmo oggi – al di là dell’Oceano. La città di Providence, nello stato Rhode Island, è diventato così, la culla di questa enorme comunità di artigiani Italiani. Emigranti, che inizialmente hanno cominciato a lavorare nel mondo della gioielleria fino alla crisi del 1929, quando applicarono la loro maestria alla produzione di bijoux realizzati con materiali alternativi; leghe inalterabili generalmente placcate o mescolate con l’oro 14 carati o il rodio. Ovviamente ogni artigiano possedeva la sua ricetta segreta sulla composizione precisa.


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PARTICOLARE DI: Spilla punzonata Trifari, Stati Uniti, 1960 ca., metallo dorato, Swarovski rossi, blu, verdi


Gioielli straordinariamente belli nonostante la povertà dei materiali utilizzati. È anche questa la chiave del loro successo?
Sicuramente. Oltre alla Grande Crisi, però, questo mercato è stato lanciato anche dal cinema di Hollywood, dove anche nelle produzioni cinematografiche più importanti il gioiello vero venne sostituito con l’alta bigiotteria. Molti registi hanno così iniziato a commissionare agli italo-americani di Providence delle creazioni studiate ad hoc per i loro film.

A Providence all’inizio del Novecento c’erano ben 732 fabbriche, aziende nelle quali si parlava prevalentemente in dialetto siciliano, calabrese, napoletano… Quando Lei ha iniziato a collezionare questi oggetti, molte aziende erano ancora aperte. Ha avuto così, l’opportunità e il privilegio di farsi raccontare molte storie direttamente dai fondatori di queste realtà…
Come le dicevo, a Providence nasce la bigiotteria americana ed io oltre all’oggetto mi sono appassionata alla storia delle persone che hanno dato vita a queste meraviglie. Infatti negli anni ho avuto modo di farmi raccontare direttamente dai protagonisti e dalle loro famiglie tanti aneddoti legati a questo mercato. Indimenticabile è stato l’incontro con Pell, uno tra i più importanti produttori di spille a forma di albero di Natale. Pell, mi sembrava un cognome americano, ma in realtà era il diminutivo di Pellegrino, il nome dell’artigiano di Gaeta. Bisogna sottolineare come allora vi fosse una forte pregiudizio nei confronti degli italiani, ecco il motivo per cui molti artigiani cercarono di americanizzare i loro nomi oltre che a sforzarsi di rispettare nel lavoro il gusto e le tradizioni americane.


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PARTICOLARE DI: Set Spilla e orecchini punzonati Trifari, Stati Uniti, 1960 ca., metallo dorato, Swarovski verdi, blu e rossi.


Pell, è stato uno degli artigiani che si è dedicato di più alle creazioni natalizie…
Sì. Esisteva un tacito accordo tra artigiani, ciascuno tendeva a specializzarsi in qualcosa, in modo da non farsi troppa concorrenza. I pezzi firmati Pell sono tra i più belli e sicuramente non possono mancare in una collezione che si rispetti. Oltre agli alberi, molto ricchi perché decorati anche con Swarovski, ha prodotto delle spille raffiguranti trombe adorne con foglie di agrifoglio.

Un altro importantissimo produttore, conosciuto e ricercatissimo dai collezionisti è Trifari…
Sì, anche questo grande produttore, nonostante il bijou natalizio non sia mai stato il suo core business, ha prodotto diversi pezzi a tema come le bellissime spille, ma anche parure, con l’agrifoglio un simbolo molto amato perché portafortuna. Un altro produttore importante è Coro, ma ve ne sono davvero tanti. Bisogna però tenere conto che questi designer così celebri, non producevano mai meno di 10mila pezzi per modello. Questo per noi collezionisti è un deterrente, visto che amiamo molto l’unicità di un esemplare. Molti bijoux non sono firmati, perché prodotti da piccoli artigiani, ma non per questo valgono meno, anzi spesso sorprendono per maestria e originalità. Un pezzo che mi ha meravigliato, per esempio, è una spilla che raffigura una casetta ricoperta di neve con davanti una slitta che si muove. Una tecnica davvero sorprendente se si pensa che è stata applicata per una spilla di basso valore.


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PARTICOLARE DI: Canto di Natale. Spilla, Stati Uniti, 1970 ca., plastica policroma. 


Nella sua collezione compaiono anche degli esemplari in materiali più pregiati come l’argento?
Sì, questo perché negli anni Quaranta, in piena Seconda Guerra Mondiale, i bijoux per decreto presidenziale non potevano più essere realizzati con i soliti materiali, poiché servivano per la produzione di materiale bellico. È questo il motivo per cui solo in quegli anni è stato adoperato l’argento.

Lei dove acquista i nuovi pezzi per arricchire la sua collezione e qual è il range di prezzo che questi bijoux possono avere?
Sicuramente quando sono negli Stati Uniti faccio scorte anche di doppioni, utilissimi per fare degli scambi con altri collezionisti. Oggi, comunque questi bijoux d’epoca si trovano davvero in ogni parte del mondo, lei pensi che ho fatto degli acquisti persino in Alaska. I prezzi variano da 15 euro a salire. È importante che il prezzo non sia troppo basso perché oggi sul mercato girano molte riproduzioni provenienti dall’Oriente.

A Imola è appena stata inaugurata una mostra di questi oggetti. Un’occasione unica per osservare da vicino questi piccoli capolavori…
Sì, “Brillanti Illusioni: tradizione e moda nei bijoux americani”. L’esposizione rimarrà aperta fino al 16 febbraio 2020, un modo per entrare in contatto non solo con il settore di costume jewelry, ma anche con la storia dei più grandi artigiani italiani migrati a Providence


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PARTICOLARE DI: Pernice in un albero di pere. Spilla, Stati Uniti, 1960 ca., fusione metallo dorato, strass policromi. Il soggetto si rifà ad una carola natalizia il cui ritornello cita proprio “La pernice in un albero di pere”



 

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