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L’inesauribile fascino dei balocchi di un tempo. La collezione di giocattoli di Giovanni Marangoni, figlio del fondatore della famosa scuola di moda, vanta oltre quattrocento pezzi realizzati tra la fine dell’Ottocento e gli anni Sessanta


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Autorimessa OM Italia anni 1940

L’esposizione della raccolta di giocattoli d’epoca del collezionista milanese Giovanni Marangoni, è riuscita ad incantare tutte le generazioni che hanno visitato l’ultima edizione del Mercanteinfiera di Parma. I più anziani hanno avuto l’opportunità di rivivere la propria infanzia – quando i giocattoli erano considerati preziosi e non alla portata di tutti –, mentre per i più giovani è stata l’occasione per ripercorrere l’evoluzione dell’industria del giocattolo. La cospicua raccolta di Marangoni, infatti, comprende numerosi manufatti di una volta, dai più comuni trenini o soldatini ai rari esemplari di Pinocchio e delle prime automobili. Per questo collezionista il valore degli oggetti raccolti non è solamente dato dalla rarità di un pezzo, ma anche dal suo vissuto. D’altronde fin dalle prime testimonianze rinvenute presso gli scavi archeologici di età romana, i giocattoli sono sempre stati considerati indizi utili per ricostruire la storia e le abitudini di un’epoca. Da queste arcaiche testimonianze l’evoluzione dei balocchi è stata quasi impercettibile fino al XX secolo, quando in concomitanza con la rivoluzione industriale anche questo settore ha subito un notevole sviluppo dovuto alla produzione in serie.



Gianni, lei ha incominciato a collezionare giocattoli d’epoca fin da giovanissimo, che cosa comprende esattamente la sua raccolta? 
Colleziono tutti i balocchi realizzati tra la fine dell’Ottocento e gli anni Sessanta. Dopo questo periodo, infatti, la produzione industriale ha favorito l’utilizzo della plastica, un materiale che mi affascina poco. In quasi sessant’anni di ricerca ho messo insieme oltre quattrocento pezzi provenienti da tutto il mondo. Oggetti di grande valore storico e anche testimonianza dell’evoluzione industriale che ha caratterizzato i primi anni del Novecento. 

C’è stato un motivo preciso che l’ha portata a sviluppare la passione per questo tipo di oggetti? 
Mi sono appassionato ai giocattoli di più da adulto. Essendo il figlio del fondatore della famosa scuola di moda Marangoni, ho sempre lavorato fin da giovanissimo in questo settore. Uno dei miei primi incarichi è stato quello di progettare, su richiesta specifica di un’azienda, un collezione di abitini per bambola. È stato così che ho riscoperto il mondo dei giocattoli e inaspettatamente mi si è aperta una porta verso un hobby che mi coinvolge ancora oggi. Essendo nato nel 1940 e avendo vissuto gli anni dell’infanzia tra la Seconda Guerra Mondiale e il primo dopoguerra, ho sempre considerato i giocattoli come qualcosa di quasi irraggiungibile e solamente da grande ho compreso quanto fosse ampio e complesso questo settore. Ho incominciato collezionando bambole e con il tempo ho esteso la raccolta ad ogni genere di giocattolo: macchine da cucire, necessarie per il ricamo, cestini da lavoro, vestitini, treni, auto, navi, aeroplani e tutto ciò che veniva prodotto per i bambini. 

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Snoopy USA 1930

Inizialmente i giocattoli venivano fabbricati artigianalmente spesso utilizzando materiali come legno e stoffa, nel corso del tempo però hanno subito diverse variazioni e la latta ed il ferro sono diventati tra i materiali più utilizzati…
Chiaramente ogni periodo ha avuto dei materiali protagonisti, pensiamo alla fine dell’Ottocento per esempio, quando il legno rappresentava il materiale ideale per la produzione di giocattoli, poiché molto duttile e facile da lavorare… 

Se non sbaglio proprio una delle prime realtà del settore nate in Italia è stata la Sevi, fondata nel 1831 in Val Gardena, specializzata nella produzione artigianale di giocattoli e piccoli accessori d’arredamento in legno…
Sì, è stata una delle prime, ma numerosissimi sono gli artigiani che hanno deciso di produrre questo tipo di giocattoli soprattutto nel nord Italia. Con gli anni il legno è stato sostituito da altri materiali. In Italia, per esempio, gli artigiani hanno incominciato ad utilizzare gli scarti delle scatole di latta per costruire semplici, ma ingegnosi giocattoli dall’alto valore espressivo dato soprattutto dalla creatività e dall’uso di colori forti. 
Al contrario, la Germania – Paese che già dai primi anni del Novecento era uno tra i maggiori esportatori di giocattoli meccanici – produceva pezzi realizzati con solido ferro, riproduzioni per i miei gusti, fin troppo perfette. I giochi tedeschi spesso si rifacevano al mondo militare, piccole miniature come quelle di aeroplani e carri armati. 

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PARTICOLARE DI: Stalla con cavalli Inghilterra 1950

Una grande differenza tra i due Pesi…
Sì, a mio parere i giocattoli italiani seppur semplici e a volte fatti con niente erano capaci di sviluppare maggiormente la fantasia dei bambini. Quasi tutti i Paesi si sono dedicati a questo mercato, tra i molti è degno di nota il Giappone, che dopo la fine del secondo conflitto mondiale ha puntato anche sull’industria del giocattolo per risollevare l’economia del Paese. Famosissimi e molto apprezzati dai collezionisti di tutto il mondo sono i bellissimi automi proprio made in Japan. 

Tornando ai giocattoli prodotti in Italia esiste una ditta che più di altre è stata leader del settore? 
Direi la INGAP – Industria Nazionale Giocattoli Automatici Padova – la prima vera azienda che negli anni Trenta, durante il suo periodo di maggiore espansione, raggiunse i seicento dipendenti. Ovviamente i prodotti realizzati da aziende come queste sono più facili da reperire di quelli creati dalle piccole realtà artigianali e di conseguenza forse meno apprezzati da certi collezionisti che cercano solo le unicità.

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PARTICOLARE DI: Negozio drogheria Italia 1940

Lei in qualche modo è un collezionista atipico. In quanto, differentemente da molti suoi colleghi, ama i pezzi usati, non necessariamente perfetti e dotati di scatola…
Per prima cosa perché ogni giocattolo con le sue imperfezioni mi racconta il suo vissuto, poi perché uno degli aspetti del collezionismo che prediligo è il restauro. Avendo molta manualità mi adopero in prima persona per ricreare i pezzi andati perduti e dare nuova vita a vecchi balocchi.

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PARTICOLARE DI: Auto Mercedes filo guidata Giappone 1950

Oggi, questi giocattoli vintage che quotazioni possono raggiungere e come distinguere i falsi?
La maggior parte dei pezzi della mia collezione proviene da rigattieri o da persone che vedendo la mia passione per i giochi mi hanno donato i propri. Attualmente su internet si trova di tutto, ma non amo acquistarli on-line, proprio perché mi interessa sapere la storia di chi ha posseduto il giocattolo prima di me. Inoltre internet ha fatto gonfiare molto i prezzi, anche di esemplari di poco pregio. Sul mercato, più che altro si trovano delle riproduzioni fatte in epoche moderne dei giocattoli più famosi; purtroppo accade spesso che vengano spacciati per autentici da venditori poco onesti. 

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PARTICOLARE DI: Soggiorno e camera in legno traforato a mano, periodo fine Ottocento

Le bambole e i trenini – come i famosissimi Rivarossi – sono sicuramente tra i balocchi più comuni, nella sua collezione ci sono dei giocattoli più insoliti? 
Tra i più insoliti c’è un vecchio set per celebrare la messa dei primi anni del Novecento, completo di ogni accessorio dai calici all’ostensorio ai santini, insomma tutto l’occorrente. 

Tra tutti, qual è il suo preferito? 
Non amo un giocattolo in particolare, in fondo gli esemplari che possiedo sono tutti miei compagni.


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PARTICOLARE DI: Treno Inghilterra 1950
 

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