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Non convenzionale

Epoca Fiorucci a Venezia. A Ca’ Pesaro, fino al 6 gennaio 2019, un avvincente dialogo tra moda e cultura, grazie alla pirotecnica creatività di Elio Fiorucci


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PARTICOLARE DI: Attilio Concari, Neon Flowers, 1974 - Collezione privata © Attilio Concari

Figlio di un commerciante di calzature, Elio Fiorucci, il celebre creativo scomparso nel 2015, da molti definito il “paladino della moda democratica”, fu una personalità unica, capace di rivoluzionare la moda e il mercato – quando alla fine degli anni sessanta portò a Milano lo spirito libero e trasgressivo della Swinging London – e di formare il gusto di almeno due generazioni di giovani. Le sue idee innovative, le proposte sempre all’avanguardia rispetto agli input del pronto-moda, l’apertura ad altri mondi e culture, da cui traeva ispirazione, lo rendevano un fuoriclasse.



Poi c’era la passione per l’arte e l’architettura contemporanea, che portò Fiorucci a circondarsi di architetti come Sottsass, Mendini, Branzi, De Lucchi – grandi innovatori al pari suo – o di artisti del calibro di Keith Haring, Jean-Michel Basquiat, Andy Warhol. Fiorucci è stato così il primo “stilista” a livello internazionale ad affidare ai più grandi architetti, grafici e designer la rappresentazione e la comunicazione dei suoi capi e accessori d’abbigliamento, intesi come estensione delle persone e della loro identità. Il suo primo negozio in Galleria Passarella a Milano, disegnato da Amalia Del Ponte, è del 1967, e nel ’76 lo store coloratissimo sulla 59th Avenue di New York diventa un punto d’incontro di tanti giovani. Qui arrivano anche Andy Warhol, Truman Capote e una giovanissima Madonna che tiene il suo primo concerto nell’83 allo Studio 54 proprio per i quindici anni di attività di Fiorucci.

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PARTICOLARE DI: Relazioni e bilancio 1977, 1977 (dettaglio) Collezione privata © Foto Andrea Marin- Fondazione Musei Civici di Venezia

Sempre nel 1983, in ottobre, Keith Haring, con i suoi graffiti, firma il restyling dello store milanese. Solo l’anno successivo l’artista americano parteciperà alla Biennale di Venezia e alla mostra ”L’arte di Frontiera” a Bologna. La curiostà, la ricerca del nuovo, la voglia di non porsi limiti e chiusure ispirano il suo motto “Liberi tutti”. Così Fiorucci trasforma il jeans, rendendolo un capo sexy e seducente grazie alla combinazione con la Lycra; inventa i pantaloni dorati in lamé e diffonde il bikini; utilizza il latex per abiti ed accessori e realizza un’intera collezione con l’innovativo tessuto carta Tyvek. Il marchio non si concentra solo sull’abbigliamento ma si diffonde alla grafica, alla comunicazione, all’allestimento dei negozi, agli oggetti e alle figurine Panini, in una continua creazione di immagini, celebrazioni ironiche e di una sottile vena di provocazione. “EPOCA FIORUCCI“, ricorda tutto questo, con un percorso e un taglio assolutamente originali in linea con lo spirito non convenzionale e non costrittivo di Elio Fiorucci.


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PARTICOLARE DI: Moshe Brakha, Styling by Maripol, Manifesto Fiorucci Metalflex, 1978 - Collezione privata © Foto Andrea Marin- Fondazione Musei Civici di Venezia

•LA MOSTRA:  “Epoca Fiorucci” - VENEZIA, Ca’ Pesaro Galleria Internazionale d’Arte Moderna - fino al 6 gennaio 2019 - INFO: 848082000 - www.capesaro.visitmuve.it

 

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