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Pittore e antipittore

Artefice e trasgressore della forma del modernismo del XX secolo, Miró sfidò il concetto stesso di specificità del mezzo. Alla Fondazione Bano, Palazzo Zabarella, fino al 22 luglio 2018


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PARTICOLARE DI:Joan Miró, Peinture, Estate 1936. Olio, caseina, catrame e sabbia su Masonite, 78x108 cm. Filipe Braga, © Fundação de Serralves, Porto. Per tutte le opere di Joan Miró ©Successió Miró by SIAE 2018

Nella sua esplorazione della materialità, Miró fu eguagliato forse solo da Paul Klee. Di certo Miró allargò in maniera decisiva i confini delle tecniche di produzione artistica del Ventesimo secolo. La Fondazione Bano e il Comune di Padova accolgono, in prima mondiale al di fuori del territorio portoghese, l’importantissima Collezione Miró conservata nella città di Porto, nella sede di Palazzo Zabarella, nel cuore di Padova, fino al 22 luglio 2018. Joan Miró: Materialità e Metamorfosi riunisce ben ottantacinque tra quadri, disegni, sculture, collages e arazzi, tutti provenienti dalla straordinaria collezione di opere del maestro catalano di proprietà dello Stato portoghese.



Il percorso espositivo, focalizzandosi sulla trasformazione dei linguaggi pittorici che l’artista catalano iniziò a sviluppare nella prima metà degli anni Venti, documenta le sue metamorfosi artistiche nei campi del disegno, pittura, collage e opere di tappezzeria.
L’emozionante sequenza di opere proposta dalla mostra, evidenzia il pensiero visuale di Miró, il modo in cui egli ha saputo lavorare con tutti i sensi, dalla vista al tatto, ed esplora, al contempo, i processi di elaborazione delle sue creazioni. La mostra che Palazzo Zabarella propone al suo pubblico, copre un periodo di sei decenni della carriera di Joan Miró, dal 1924 al 1981. Concentrandosi in particolare sulla trasformazione dei linguaggi pittorici che l’artista catalano iniziò a sviluppare nella prima metà degli anni Venti. Documenta le sue metamorfosi artistiche nei campi del disegno, pittura, collage e opere di tappezzeria.

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PARTICOLARE DI: Joan Miró, Apparitions, 30 ago 1935. Gouache e inchiostro di china su carta, 30.5x37 cm. Filipe Braga, © Fundação de Serralves, Porto. Per tutte le opere di Joan Miró ©Successió Miró by SIAE 2018

Il pensiero visuale di Miró, il modo in cui lavora con i sensi, dalla vista al tatto, e i processi di elaborazione delle sue opere si osservano nel dettaglio. Nel corso della carriera, Joan Miró (1893-1983) ribadì sempre l’importanza della materialità come fondamento della propria pratica artistica. Ciò non significa che i materiali gli imponessero tutti gli aspetti della raffigurazione: in diversi momenti egli produsse elaborati bozzetti preparatori anche per le opere più spartane e apparentemente spontanee.
Ma è fuor di dubbio che il rapporto tra mezzo e tecnica abbia influito su tutti gli aspetti della sua produzione, dai primi quadri e collages fino agli ultimi lavori sotto forma di sculture e arazzi. Nel duplice ruolo di artefice e trasgressore della forma del modernismo del Ventesimo secolo — pittore e antipittore al tempo stesso — Miró sfidò il concetto stesso di specificità del mezzo, come questa ampia rassegna ha il merito di evidenziare in modo spettacolare.


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PARTICOLARE DI: Joan Miró, Personnage, étoile, Mar 1978, Olio e matita su cartone, 58,5x41. Filipe Braga, © Fundação de Serralves, Porto. Per tutte le opere di Joan Miró ©Successió Miró by SIAE 2018

•LA MOSTRA: “Joan Miro’. Materialità e Metamorfosi” - PADOVA, Fondazione Bano, Palazzo Zabarella - fino al 22 luglio 2018 - INFO: tel. 049.8753100 - www.zabarella.it

 

Editoriale Tricolore srl, via Pasteur 2 - 42100 (RE)| tel. 0522.557893 | fax 0522.557825 | privacy
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