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Per tornare bambini
Mostra Scambio di Giocattoli d’epoca e automodelli, il prossimo 2 febbraioimg

Domenica 2 febbraio al Centro Congressi della Fiera di Verona, arriveranno i collezionisti di giocattoli d’epoca e automodelli per ricordarci il tempo lento del gioco. Quello che i bambini del Novecento studiavano con la fantasia, inventandosi cavalieri, piloti o fate turchine. L’ingresso a questa originale mostra è aperto liberamente al pubblico che sarà protagonista di una simbolica staffetta fra la nostalgia delle cariche a molla e il tempo moderno, fatto di giochi elettronici, computer e led luminosi. Nei lunghi pomeriggi degli anni Cinquanta e Sessanta, dopo lo studio e i telefilm di Lassie e Rintintin, i ragazzini giocavano in casa perché non c’erano palestre, piscine, corsi di musica o judo. E dunque il gioco diventava un’attesa speciale, soprattutto nei mesi invernali che precedevano le grandi feste di fine anno. Oggi i giochi elettronici richiedono reazioni impulsive e risposte immediate, allora la cosa più veloce era il trenino elettrico che correva lentamente sui binari montati sotto i mobili. Chi aveva la fortuna di un terrazzo (e un padre paziente) poteva disegnare col gessetto una pista e lanciare i bolidini di metallo, facendo attenzione a non farne cadere qualcuno di sotto. Del resto i giocattoli accompagnano la nostra vita sin dall’antichità. In alcune piramidi egizie sono stati rinvenuti piccoli fantocci nei sepolcri dei bimbi, identificati poi come i giocattoli preferiti, amici inseparabili anche nel  viaggio verso l’Aldilà. Nel sepolcro di Marco Cornelio Stazio (150 d.C.) c’era una minibiga, mentre le giovani romane di nobile famiglia avevano l’usanza di offrire a Venere le loro bambole di terracotta alla vigilia del matrimonio, in segno propiziatorio. Nell’Atene classica durante le “Antesterie”, le giornate celebrate in onore di Dioniso e dedicate alla primavera, venivano regalati molti giocattoli ai bambini. Un’occasione, quella di Verona, per tornare, almeno per un giorno, bambini

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