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C’era una volta CIMA DA CONEGLIANO
Il paese natale di uno degli interpreti più prestigiosi della storia dell’arte veneta del XV secolo, dedica al suo illustre concittadino un’importante monografica. A Palazzo Sarcinelli, fino al prossimo 2 giugno

 
• di DOMIZIA DALIA

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Cima da Conegliano - Madonna con il Bambino, 71,5x55 cm - Parigi, Petit Palais, Musée des Beaux-Arts de la Ville de Paris © Petit Palais / Roger-Viollet

Non è sempre facile ricostruire la vita di un artista, identificarne le opere, ripercorrerne la carriera, capire per chi e dove ha lavorato. I secoli alimentano il mistero e la storia diventa un enigma da decifrare, avvincente per chi vi lavora, e la cui risoluzione è determinante per la nostra conoscenza. E’ questo un risvolto  meno conosciuto, ma non meno importante del lavoro che affascina gli storici dell’arte e i fruitori più curiosi.
Celebre è il mistero che avvolge la vita di Giorgione, meno noto quello che circonda il percorso di Giovanni Battista Cima.
A questo artista la sua città natale, Conegliano (TV), dedica una mostra monografica intitolata Cima da Conegliano Poeta del Paesaggio,  presso Palazzo Sarcinelli, fino al prossimo 2 giugno. Un’occasione davvero unica: sono quaranta le opere provenienti dai principali musei di tutto il mondo che ripercorrono la carriera di Cima, svelando la sua breve, ma intensa carriera che lo ha portato ad essere riconosciuto tra gli interpreti più prestigiosi della storia dell’arte veneta del XV secolo, grazie alla sapienza tecnica  e alla meticolosa descrizione oggettiva di una realtà concreta.
Una mostra che conclude un pluriennale percorso fatto di ricerca e indagini tecniche su questo artista e soprattutto di restauri. Luca Caburlotto, della sopraintendenza di Venezia e dei comuni della Gronda Lagunare, sottolinea come il restauro e la mostra contribuiscono congiuntamente ad una più approfondita conoscenza del Maestro veneto e alla diffusione della sua opera nel territorio.
Ma che cosa sappiamo di questo artista?
Sono scarsi i documenti emersi nel corso dei secoli. La data di nascita, che oscilla tra il 1459 e il 1460, la si desume grazie all’estimo Coneglianese del 1473 nel quale per la prima volta viene citato uno Joannes Cimator, immaginandolo dunque quattordicenne, età in cui secondo la normativa veneta si cominciavano a pagare le tasse in proprio.
Le prime testimonianze artistiche sono quelle che narrano di un Magister Zambatista picor pagato per la realizzazione di un gonfalone nel 1486, ma la prima opera autografa è una pala eseguita per la chiesa di S. Bartolomeo, a Vicenza, dove è riportato “Joanes Baptisa de Conegliano fecit 1489”. Un indizio inconfutabile che porta il curatore della mostra, Giovanni Carlo Federico Villa, a scegliere questa opera come inizio dell’itinerario. Scarse sono le documentazioni relative alla successiva attività artistica di Cima, l’unica traccia è quella che risale al 1489, anno in cui il Maestro si trasferisce da Conegliano a Venezia dove apre una fortunata bottega autonoma. E’ questo il periodo in cui l’artista realizza le più belle ed interessanti pale d’altare che lo portano ai vertici della pittura sacra in laguna. Il suo lavoro non si limita alle committenze provenienti dalla Serenissima, sappiamo infatti, che tra il 1500 e il 1515, Cima da Conegliano alterna il suo soggiorno veneto a frequenti viaggi in Emilia tra Parma, Carpi e Modena dove riceve numerose commissioni sempre per celebri pale d’altare, di rilevante importanza poiché da esse trae ispirazione  un artista come il Correggio.

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Cima da Conegliano - Sant'Elena, 40,6x32,4 cm - Washington, National Gallery of Art, Samuel H. Kress Collection, 1961.9.12 Samuel H. Kress Collection, Image courtesy of the Board of Trustees, National Gallery of Art, Washington

Documentato per l’ultima volta a Conegliano nel 1516, grazie ad una dichiarazione delle tasse, si presume che la sua scomparsa avvenga tra il 2 ottobre del 1517 e il novembre del 1518.
Questo percorso cronologico è seguito come traccia per lo sviluppo della mostra, nella quale la centralità del tema dell’arte sacra è ulteriormente accentuata dalla presenza di altari con rispettive pale, posti al centro di ogni sala e affiancati da altre opere raffiguranti i soggetti principali dell’arte devozionale, come le bellissime Madonne con Bambino.
Oltre ai soggetti sacri in mostra anche opere dal tema profano: Nozze di Bacco e Arianna e Teseo alla corte di Minosse.  Ancora più importante è l’analisi che viene fatta sul tema del paesaggio, tipico degli artisti veneti del Quattrocento e sul quale si concentrano le due sale iniziali della mostra. E’ questo un focus che permette di far comprendere la maestria e l’innovazione apportata da Cima su questo tema: rinunciare all’utopia del paesaggio ideale per una resa molto più realistica e concreta.
Insieme al grande Giovanni Bellini, Cima da Conegliano, è oggi considerato come l’inventore del paesaggio italiano, fonte di ispirazione per maestri come Giorgione e Tiziano e per tutta la pittura del Cinquecento. Anche Vasari, nelle Vite -edizione 1550- ne esalta le doti scrivendo come “Fece anco molte opere in Venezia, quasi nei medesimi tempi, Gio. Batista da Conegliano, discepolo di Gio. Bellino [...] e se costui non fosse morto giovane, si può credere che avrebbe paragonato il suo maestro”.


•LA MOSTRA: “Cima da Conegliano. Poeta del paesaggio”  -  CONEGLIANO (TV), Palazzo Sarcinelli - fino al 2 giugno. INFO: Tel. 800.775.083
 

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