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L’arte incisa nella pietra
Dalla prestigiosa raccolta Medici, la fortuna del collezionismo di gemme e cammei. Al Museo degli Argenti di Firenze, Palazzo Pitti dal 25 marzo al 27 giugno 2010

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Manifattura francese 
Apollo e Marsia, metà del XVI sec. 
Washington, National Gallery of Art.

Nel processo di riscoperta dell’antico che caratterizzò il Rinascimento, il collezionismo di gemme costituì uno degli aspetti più affascinanti. A partire dalla prima metà del XV secolo cammei e intagli furono ricercati con fervore da pontefici, principi e cardinali, scatenando in alcuni casi aspri conflitti tra estimatori, pronti a spendere cifre molto elevate pur di aggiudicarsi il pezzo desiderato.
Il Museo degli Argenti di Palazzo Pitti dedica una mostra a questo particolare aspetto dell’arte, e lo fa illustrando la prestigiosa raccolta dei Medici, con oltre centosettanta opere esposte che testimoniano quanto questi piccoli, ma pregevoli oggetti interagissero con le così dette arti maggiori.
Messe a dialogare con le opere d’arte - commenta la Soprintendente Cristina Acidini - le gemme del Rinascimento rivelano quanta forza ispiratrice si sprigionasse da quei minuscoli capolavori, grazie alla maestria degli artefici in grado di competere con gl’intagliatori dell’antichità imperiale, all’arcano potere simbolico dei soggetti, alle virtù magiche delle pietre. Le ragioni del grande successo riscosso da questi piccoli e preziosi oggetti, furono molteplici. Innanzitutto l’arte di incidere le gemme richiedeva l’impiego di materiali rari e molto costosi, nonché l’apporto di maestri dotati di straordinarie capacità tecniche, dato che anche il più piccolo errore, di fatto irreversibile, poteva vanificare mesi, se non addirittura anni, di duro lavoro. In secondo luogo ai cammei e agli intagli si attribuivano particolari virtù magiche e misteriose, dipendenti dal tipo di materia utilizzata e dal soggetto della raffigurazione. Inoltre le loro ridotte dimensioni e la facilità di trasporto, ne facevano un regalo ideale per illustri personaggi e un’ottima forma di investimento, un capitale al quale attingere nei momenti di maggiore difficoltà. Tutti questi fattori ben spiegano la speciale predilezione che i Medici svilupparono, fin dal Quattrocento, per le incisioni su pietre dure e preziose, da loro alacremente raccolte in una delle più rilevanti collezioni della storia, fonte di grande prestigio per tutta la famiglia, che, nel corso dei secoli, continuò a incrementarla con nuove acquisizioni.
Attraverso un selezionato numero di pezzi di eccezionale qualità provenienti dai più importanti musei italiani e stranieri, la mostra illustrerà la complessa storia di questo tesoro, a partire dalla sua costituzione ad opera di Cosimo e, soprattutto, Piero de’ Medici, che ai cammei e agli intagli riservò un posto di rilievo all’interno del suo rinomato studiolo nel palazzo di via Larga, vera e propria camera delle meraviglie esibita con orgoglio a pochi, insigni visitatori e dove le gemme furono custodite accanto a monete, medaglie, sculture, gioielli, vasi in pietre dure e codici miniati. La passione per simili oggetti fu trasmessa da Piero al figlio Lorenzo il Magnifico, con il quale il tesoro mediceo si elevò al rango di raccolta principesca, guadagnando una enorme popolarità grazie all’acquisto di esemplari celebri e contesi dai più eminenti collezionisti dell’epoca.
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Italia Meridionale 
Ingresso nell’Arca, 1240-50ca. 
Londra, The British Museum

Lorenzo Ghiberti, Donatello e Sandro Botticelli sono solo alcuni degli artisti che nelle diafane raffigurazioni delle gemme medicee trovarono importanti spunti creativi. Tale aspetto sarà documentato in mostra da un’ampia varietà di opere, codici miniati, medaglie, disegni, dipinti e sculture atti a dimostrare la grande fortuna degli esemplari posseduti dai Medici.  Il percorso espositivo proseguirà poi illustrando le successive fasi di crescita e dispersione della collezione medicea. Nonostante la profonda crisi che colpì duramente l’egemonia medicea su Firenze a partire dal 1496, i discendenti di Lorenzo riuscirono a preservarne quasi intatta l’unità fino al 1537, quando l’assassinio del duca Alessandro ne segnò il passaggio alla giovane vedova Margherita d’Austria, la quale nel 1538 la portò in dote al nuovo consorte Ottavio Farnese. In seguito a tali avvenimenti, il successore di Alessandro, Cosimo I, si impegnò nella costituzione di un nuovo nucleo di cammei e intagli che, grazie anche all’apporto dei figli Francesco e Ferdinando, poté ben presto eguagliare quello laurenziano.     In virtù dell’incessante politica di acquisti portata avanti dai successivi Granduchi di Toscana e dai loro familiari, nella seconda metà del XVII secolo la rifondata raccolta medicea consolidò la propria fama a livello europeo, tanto da essere considerata dai molti viaggiatori del Grand Tour di inizio Settecento una delle principali meraviglie di Firenze.
La mostra apre Firenze 2010 Un anno ad arte (www.unannoadarte.it), l’ambizioso e articolato progetto espositivo dei Musei Statali Fiorentini promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

•LA MOSTRA: “Pregio e bellezza. Cammei e intagli dei Medici”  -  FIRENZE, Museo degli Argenti, Palazzo Pitti - dal 25 marzo al 27 giugno. INFO: Tel. 055.2654321
 

Editoriale Tricolore srl, via Pasteur 2 - 42100 (RE)| tel. 0522.557893 | fax 0522.557825 | privacy
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