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Maestosi intrecci
Da Mantenga a Raffaello e Giulio Romano. A Mantova gli arazzi dei Gonzaga nel Rinascimento. Dalla collezione del casato di Mantova trentaquattro esemplari  realizzati durante il Rinascimento dai più importanti arazzieri fiamminghi.

Di Domizia Dalia

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Bottega di Willem de Pannemaker - Puttini: La lepre (particolare) - Arazzo, 389 x 420 cm - Trissino (Vicenza), Fondazione Progetto Marzotto

Gli arazzi, commissionati nel passato dalle grandi famiglie al pari di sculture, affreschi e dipinti, oggi riscoprono l’aurea di un tempo grazie ad una grande mostra ospitata fino al prossimo 27 giugno presso Palazzo Te a Mantova. La città ha deciso ancora una volta di celebrare il suo influente casato, quello dei Gonzaga, attraverso ciò che è rimasto della loro importante collezione di arazzi che oggi adornano le pareti dei più prestigiosi musei del mondo.
Una mostra fortemente voluta da Salvatore Settis - presidente del comitato scientifico di Palazzo Te- e dal curatore Guy Delmarcel, uno dei massimi esperti europei di arte del tessuto, che ha riportato al loro antico splendore, nelle sale della maestosa residenza, trentaquattro esemplari realizzati durante il Rinascimento dai più importanti arazzieri fiamminghi.
Simbolo di potenza e di ricchezza, i tessuti preziosi sono stati fin dall’antichità una componente fondamentale dell’arredamento per le dimore di Re e nobili di tutta Europa, ma è solo dal 1300 che ne rappresentano la parte prediletta. Considerati dei versatili mezzi decorativi al pari degli affreschi,  ma facili da trasportare nelle diverse residenze, così da poter allietare la vista dei committenti, gli arazzi diventano parte integrante delle collezioni di famiglie importanti tra le quali quelle dei Farnese, dei Medici e dei Gonzaga.
I signori di Mantova incominciarono ad acquistarli a partire dalla fine del Quattrocento, ma è nel 1500 che la collezione viene incrementa grazie all’interesse verso questo tipo di arte dei  tre figli di Francesco Gonzaga, marchese di Mantova, e di Isabella D’Este: Federico II, Ercole e Ferrante. Nel corso della loro vita i tre fratelli accumularono un vero e proprio tesoro per lo più andato perduto o disperso e se oggi è stato possibile rintracciare una parte di questo patrimonio lo si deve alla presenza di un indizio inconfondibile: lo stemma del casato che per abitudine siglava gli arazzi di famiglia. 
E’ da sottolineare come oltre a questo marchio è spesso possibile trovare sull’arazzo anche il contrassegno della bottega di provenienza, diventato obbligatorio a Bruxelles dopo il 1528, dietro al quale si celavano i tessitori non sempre identificabili. La maggiore produzione di arazzi nel cinquecento veniva dalle Fiandre, Bruxelles era considerato il centro produttivo ed Anversa il punto dove questi venivano commercializzati; spesso, però i nobili collezionisti non si limitavano a comprare gli arazzi all’estero e ingaggiavano direttamente gli arazzieri di origine fiamminga.  Federico II, per esempio, chiamò nel 1939 il tessitore oriundo Nicolas Karcher, che dopo essere stato alla corte di Ferrara, giunse a Mantova con undici assistenti per esaudire i voleri del suo committente. A lui è attribuita la serie Giochi dei Puttini, realizzati su disegni di Giulio Romano -collaboratore di Raffaello- chiamato come direttore artistico dallo stesso Federico II. 
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Bottega di Jehan Baudouyn - Fructus Belli: Il convito degli ufficiali (particolare) - Arazzo, 365 x 812 cm - Ecouen, Musée national de la Renaissance

Un ruolo che l’artista non perse anche dopo la morte del suo mecenate, poiché il cardinale Ercole volle continuare il progetto del fratello.
Dei dieci arazzi di questa serie il più bello è quello conservato a Lisbona, che rappresenta Venere sulla barca che naviga su un lago,  in primo piano un putto che annota su una tavoletta il nome di Ercole. Una rappresentazione dal significato allegorico dell’età d’oro che si auspicava sotto il suo regno. Il pregio di un arazzo era determinato non soltanto dalla preziosità dei fili usati o alla maestria dei tessitori, ma anche dalla creatività di un grande artista.
In Italia, infatti, pittori di massima fama come Raffaello, Pietro da Cortona e molti altri dipingevano meravigliosi cartoni per le diverse arazzerie.
In questa mostra si susseguono capolavori con soggetti molteplici, che vanno dalle scene campestri, molto amate da Federico II, alle storie profane o di eroi biblici. Di particolare interesse il più antico arazzo sopravvissuto di gusto rinascimentale, ovvero la famosa Annunciazione di Chicago (1470-71 circa), che rievoca la Camera degli Sposi di Andrea Mantenga a Palazzo Ducale, tessuto per Ludovico II e utilizzato come ornamento della cattedrale di Mantova.
Un’occasione davvero unica per poter ammirare da vicino, questi preziosi intrecci, cosa non sempre possibile in Italia,  si basti pensare che la più grande collezione, quella medicea, con più di mille esemplari giace arrotolata nelle riserve di Palazzo Pitti a Firenze.
Contemporaneamente alla mostra di Palazzo Te,saranno esposti, presso il Museo Diocesano  Francesco Gonzaga di Mantova, altri sei arazzi del ciclo Storie di Cristo e dei Santi Mantovani realizzati a Parigi dalla Manifattura Dubout e tre disegni preparatori provenienti dalla Bibliothèque Nazionale di Parigi e dal Cabinet des dessins del Louvre.


•LA MOSTRA: “Gli arazzi dei Gonzaga nel Rinascimento. Da Mantegna a Raffaello e Giulio Romano” - MANTOVA, Palazzo Te - dal 14 marzo al 27 giugno.  INFO: Tel. 199199111
 

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