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Nasce a Venezia un nuovo luogo dell’arte
Inaugurato ai Magazzini del sale il nuovo spazio per la Fondazione Vedova

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Vedova al lavoro ai Plurimi ai Magazzini del Sale 1972. Foto di Berengo Gardin

“La leggerezza è una virtù”, con questa citazione da Calvino, lo scorso mese d’aprile il Presidente della Fondazione Vedova, Alfredo Bianchini, aveva annunciato l’apertura dello spazio. “Nell’immaginare lo spazio di Vedova nel Magazzino del Sale - aveva detto - Renzo Piano ha applicato in modo paradigmatico questo principio che governa la sua architettura: non ha toccato le volte, non ha toccato i solidi muri del gigantesco ‘salone’, eppure lo spazio risulta immaterialmente riempito da una sottile, modernissima, machina leonardesca che strappa le opere di Vedova alla fissità dei muri in un rimbalzo infinito di chiaroscuri.” Pittura, spazio, movimento, energia: ai Magazzini del Sale il pubblico verrà in contatto con un’idea, un’azione espositiva del tutto nuova, nata durante gli incontri tra Vedova e Renzo Piano, frequenti sin dagli anni ‘80. “In tutte queste chiacchierate, c’era sempre l’idea - ricorda Renzo Piano - che quel luogo, un po’ magico, quella caverna, quell’imponente Magazzino poteva diventare un giorno la casa per le sue opere. L’ha sempre immaginato anche se non ne abbiamo parlato molto ed era ovvio che non si trattava di mettere le opere come si fa normalmente... L’idea era nell’aria e non dimentichiamo che i Magazzini sono stretti e lunghi per cui era sensato immaginare che laggiù sul fondo e un po’ nascosto nella penombra ci fosse il magazzino e da questo, come per magia, venissero le opere che dovevano apparire secondo una certa sequenza. Da lì l’idea della mobilità, per cui non è lo spettatore che va all’opera ma è l’opera che va allo spettatore”. Infatti, grazie ad un sofisticato ed innovativo dispositivo robotizzato unico nella sua concezione, le opere vengono prelevate dal loro “deposito” in fondo al Magazzino e lentamente presentate, una per una. Sospese ad una navetta dotata di bracci mobili e orientabili scendono lungo le antiche capriate e raggiungono la loro postazione, dominando lo spazio, a differenti altezze, all’interno di un campo di luce. Il visitatore avvicina i quadri percorrendo un lungo piano inclinato in legno che evoca il ponte di una nave. Le opere ritornano poi nel loro deposito per lasciare il passo ad un’altra serie. Si tratta di un progetto che porta a conclusione la storia di un legame che viene da lontano. Infatti ricorda il Presidente Bianchini, Vedova “alle Zattere volle abitare e vi ha abitato per cinquant’anni con Annabianca. Ora vi ritorna con la sua opera nel grande Magazzino del Sale, per continuare da qui il suo rapporto dialettico col mondo.”
 

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